Il Tirreno

Prato

Sostenibilità, energie alternative e lana delle pecore come isolante del tetto

Una sede completamente verde per la Camera di commercio

Barbara Burzi
L’architetto Barberis, il presidente Longo e il segretario generale Baroncelli E il cantiere della nuova sede camerale
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L’architetto Barberis, il presidente Longo e il segretario generale Baroncelli E il cantiere della nuova sede camerale

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 PRATO. Da antica fabbrica tessile a osservatorio economico della provincia: l'ex stabilimento industriale dove negli anni Sessanta si producevano coperte per bambini e in seguito adibito a magazzino del teatro comunale di Firenze - in via Baldanzi, angolo via del Romito - ospiterà la nuova sede della Camera di Commercio di Prato. Da un progetto di recupero, elaborato dallo studio Mdu architetti insieme alla società Seti Ingegneria di Prato, nascerà un edificio che si candida a essere tra i più all'avanguardia per la sostenibilità in Toscana. Come spiegato dall'architetto Valerio Barberis, responsabile dei lavori, l'intervento si caratterizza oltre che per le grandi dimensioni, proprio per l'impiego di soluzioni hi-tech orientate ai più elevati criteri di ecoefficienza delle costruzioni. Dato l'attuale stato d'avanzamento del cantiere, i lavori dovrebbero terminare ad aprile 2012. «Si tratta di un progetto ambizioso non solo per la Camera di Commercio, ma per tutta la città - ha detto il presidente Carlo Longo - la nostra giunta ha voluto fortemente che questo edificio fosse il più ecosostenibile possibile, in linea con la logica di Prato distretto verde». Dal canto suo, la direttrice Catia Baroncelli, che ha seguito tutte le fasi di sviluppo del progetto fin dalla gara d'appalto, ha sottolineato la volontà di trovare soluzioni innovative che contribuissero a soddisfare i requisiti energetici per classificare l'edificio in classe A+. «Sarà il primo esempio di eccellenza della Toscana sotto il profilo della sostenibilità» ha detto durante la visita la cantiere che si è tenuta ieri mattina alla presenza degli addetti ai lavori e della stampa. C'era una volta la fabbrica. La filosofia del progetto è quella che sta alla base del recupero dei vecchi edifici industriali: un progetto di riconversione urbana, che cerca di far convivere un luogo ricco di contenuti storici con elementi di modernità. Pur mantenendo le caratteristiche strutturali, l'edificio è proiettato nel futuro. La continuità tra passato e futuro è evidenziata proprio dalle scelte architettoniche. «Le pareti esterne sono avvolte da un tessuto in alluminio - ha spiegato l'architetto - traforato in modo da far passare la luce e lasciare vedere il vecchio sfondo in trasparenza». La tecnica consente di illuminare l'edificio di notte, mentre di giorno l'unica apertura visibile dall'esterno sarà una finestra all'altezza della sala giunta. Uno spazio polifunzionale. Un edificio quadrangolare, color bronzo, con corte centrale («grande come piazza Buonamici») a cui si accede da via del Romito e attraverso due nuovi "tagli" su via Pelagatti e via Baldanzi. Lo spazio, disposto su due livelli, è articolato in diversi ambienti per un totale di seimila metri quadrati: oltre agli uffici camerali (da due persone al massimo), la struttura ospiterà un auditorium da 400 posti destinato a diventare uno spazio polifunzionale per le mostre e gli eventi. Così come la corte interna, ideale collegamento con la città, a cui si accederà in futuro anche da via Valentini creando un collegamento. Sede camerale in classe A. Grazie all'impiego di soluzioni che vanno dalla geotermia al "solar cooling" sarà possibile realizzare un edificio eccellente (classe A+) sotto il profilo della sostenibilità. Il piano di recupero prevede, infatti, un approccio hi tech che si compone di varie fasi. Per prima cosa, si è provveduto all'adeguamento sismico della struttura «che è consistito - ha precisato Barberis - nel rinforzare l'edifico con un'armatura di fibre di carbonio, particolarmente flessibile». In linea con la necessità di ridurre il più possibile il fabbisogno energetico dell'edificio, la struttura sarà isolata con una copertura, ventilata naturalmente con una tecnica a prese d'aria. La nuova sede si alimenterà il più possibile da fonti di energia rinnovabile: la produzione di acqua calda e il riscaldamento saranno garantiti dall'installazione di sonde geotermiche, mentre l'utilizzo dei pannelli fotovoltaici servirà per la produzione di energia elettrica. Sempre dai raggi del sole, attraverso un impianto di "solar cooling", sarà possibile ricavare energia per rinfrescare gli ambienti d'estate. Ai fini di ridurre al minimo la dispersione energetica, il tetto sarà isolato con un sistema a "chilometro zero" che sfrutta la lana di pecora scartata dalle aziende del distretto.

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