La manifestazione
Nuove fibre e risparmio energetico
Ilenia Reali
Ecco su cosa lavoreranno i ricercatori del Centro cino-pratese
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PRATO. Tira tira la corda rischia di rompersi. E chi tira di più rischia di cadere a terra. E' quello che rischiano gli industriali pratesi che rischiano di rimanere tagliati fuori - l'Unione ha attualmente una posizione critica che la isola dagli altri - dal centro di ricerca sino-pratese a cui sta lavorando la Regione. Per la prossima settimana è fissato un nuovo incontro e quel giorno si delineeranno i contorni del progetto. Chi ci sta bene, chi non ci sta è fuori. Anche perché Tecnotessile e il laboratorio Buzzi hanno già dato il loro benestare. Probabile l'interesse del Pin. Gli artigiani, anche se con qualche polemica sul metodo, non si sono tirati indietro e qualche imprenditore, fuori dall'associazione degli industriali, ha già dato il proprio parere positivo. Quindi sembra che Unione industriale o no il Centro di ricerca si farà. E salvo, problemi dell'ultimo minuto, proprio a Prato. Questo trapela dalla Regione. Il ricercatore Massimo Bressan è già stato incaricato di presentare una relazione con le linee guida del progetto da discutere prossimamente con tutti i partner. LE PRIME IPOTESI. La Regione aspetta di incontrare i partner ma dei contenuti che avrà il centro per la ricerca tessile se ne parla già. C'è interesse per quanto visto all'Università di Hangzhou e tra le proposte che potrebbero essere condivise, in base a quanto emerso nel viaggio della delegazione in Cina, si punta a collaborare sulla ricerca per nuove fibre e materiali, sull'innovazione dei processi produttivi e sulla ricerca di nuove produzioni con un impatto ambientale ridotto. Tra le priorità dei cinesi infatti ci sarebbe la volontà di incrementare la ricerca sui processi produttivi in modo da arrivare a un risparmio di acqua e di energie. Lo sviluppo che sta contraddistinguendo la Cina crea difficoltà nel reperimento di fonti energetiche e quindi una riduzione di queste dal punto di vista industriale li aiuterebbe a garantire una qualità della vita migliore agli abitanti. Un obiettivo, legato alla riduzione dell'inquinamento, che va a intercettare anche il tipo di sviluppo (dei prodotti) individuato dal distretto pratese e che va incontro alla domanda del mercato: prodotti ecologici e a impatto zero. Difficile quindi non prendere il treno - si dice nei palazzi della politica - anche perché i cinesi hanno risorse e senza Toscana comunque riuscirebbero a "comprare" ricercatori disponibili. RICHIESTE DELLE PARTI. Se sui punti precedenti sembra già esserci un'intesa c'è da analizzare le altre richieste. I cinesi chiedono anche di poter collaborare nella ricerca per il settore meccanotessile mentre i pratesi, e la richiesta è stata fatta esplicitamente dal responsabile del laboratorio del Buzzi Bartolini, vorrebbero arrivare a un'intesa sui criteri utilizzati per le certificazioni dei prodotti in modo da trovare un canale più facile per far passare le merci del distretto dalle Dogane cinesi. insomma una certificazione riconosciuta. In più una delle richieste è quella che contemporaneamente si creino aperture commerciali con il paese del Dragone. GLI IMPRENDITORI. Se nei giorni scorsi l'Unione ha commentato in modo piuttosto critico la possibilità di creare un centro di ricerca in realtà le aperture non mancherebbero. La disponibilità ad approfondire i temi è già stata data e comunque non tutte le posizioni sono identiche. Dopo Bruni di Manifattura Ilaria Lane che, pur iscritto all'Unione industriale, aveva parlato di opportunità da cogliere anche Andrea Cavicchi, già vice presidente, è possibilista. «Il centro di ricerca sarà fatto - commenta - e credo che sia opportuno per gli industriali starci dentro in modo da capire cosa effettivamente è interessante. I rischi è evidente ci sono ma non mi sento di rifiutare risorse importanti che altrimenti non avremmo. Ero contrario al Creaf ma le collaborazioni con l'estero, anche se hanno sia luci sia ombre, vanno colte». Chiede un approfondimento maggiore Roberto Fenzi, attuale vice presidente con delega all'innovazione. «Bisogna capire di cosa si sta parlando - commenta - e fino a ora devo dire che sui contenuti non c'è entrato nessuno. Se si parla di scambio per quanto riguarda la ricerca su materiali tecnici siamo d'accordo. Non c'è una posizione negativa a priori e penso si debba comunque continuare a parlarne». GLI ARTIGIANI. I rappresentanti delle piccole aziende sgomitano. A loro non va giù che il dibattito intorno al centro di ricerca italo-cinese si stia trasformando in un dialogo a due voci fra il governatore Enrico Rossi e l'Unione industriali. Per artigiani e commercianti la questione è di metodo. E la chiarisce il direttore di Cna Fabio Mazzanti (segretario uscente di Rete Imprese Prato): «Il nostro può anche essere un atteggiamento di apertura, ma fossi in Rossi avrei usato parole diverse: vado da un'altra parte, in un altro territorio dove costruire il centro, solo se i pratesi non lo vogliono. E invece si è riferito solo agli industriali come interlocutori». Un'idea su come l'infrastruttura potrebbe giovare ai piccoli imprenditori se l'è fatta Mazzanti. «La verità è che abbiamo bisogno di un sistema che porti le nostre imprese nei mercati emergenti: la Cina è uno di questi. Un trampolino di lancio per l'internazionalizzazione». Occhio a non salire su treni che da Prato potrebbero passare una volta sola. Un rischio paventato da Aldo Lorenzi, segretario di Rete Imprese. «Prato ha già perso un'opportunità, vedendosi svanire i fondi Piuss per il polo ex Banci». (ha collaborato M.Lardara)
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