Sicurezza
Filatura smembrata, in 10 a casa
Alessandro Pattume
◗
La filatura Nuova Beta di Oste I macchinari vanno all'asta prima che il titolare possa pagare gli arretrati Inps
3 MINUTI DI LETTURA
MONTEMURLO. Questa è la storia del sogno pratese: polvere, sudore e filati. Di un capo macchina, Angelo Scaperrotta, che decide di mettersi in proprio. Ed è la storia della fine che sta facendo la sua "Nuova Beta" nella Prato del 2011, dove, dice lui, «ci s'ammazza l'un con l'altro». Quando lo scorso 4 luglio i dieci operai della "Nuova Beta", in via Toti a Oste, hanno timbrato il cartellino, non sapevano che sarebbe stata l'ultima volta. Di lì a qualche ora infatti, le macchine sarebbero state fermate perchè la filatura, passata di mano, non poteva più lavorare. Non sapevano niente o quasi e adesso quelli che avevano le ferie le stanno smaltendo in attesa di ritrovarsi senza un lavoro come i compagni, quelli col contratto in via di scadenza. Senza lavoro è pure il titolare o, meglio, l'ex titolare Angelo Scaperrotta, che del sogno di una vita racconta un finale da incubo. «Ho fatto di tutto per ricomprare la filatura ma gli accordi che mi sono stati proposti non erano accettabili - spiega a - non vedo l'ora che tutto questo finisca: sono cinque mesi che non dormo». Andiamo con ordine. Nel dicembre 2010 Scaperrotta, 51 anni, sposato e con tre figli, è uno dei tanti imprenditori che si ritrova a che fare con l'ufficiale giudiziario. Ci sono contributi arretrati da versare per più di 70mila euro. «E' l'unica cosa che dovevo pagare - si difende lui - sono in pari con gli operai, i fornitori e pure con l'affitto». Scaperrotta chiede di poter rateizzare la cifra. La richiesta, che viene accolta il 24 gennaio 2011, «prevede l'inizio della rateizzazione dal 4 aprile», dice lui. Solo che intanto viene indetta l'asta. «Il 25 marzo, a buste chiuse, io faccio la mia offerta, che risulta inferiore di mille euro a quella di un'altra azienda: l'officina Aba». Che è di Oste, produce e commercia in macchinari tessili e si aggiudica un buon 70 per cento della "Nuova Beta" alla modica cifra di 21mila euro. Ed è forse questo il punto cruciale di tutta la vicenda. «I nuovi proprietari, tanto per fare un esempio, possiedono le macchine ma io i quadri che le comandano - spiega infatti Scaperrotta - a me però, spetta il pagamento dell'affitto. Ma come faccio a pagarlo se non posso usare le macchine e quindi lavorare?». Per questo, Scaperrotta s'è beccato pure una denuncia per appropriazione indebita, che ha poi portato al blocco delle macchine. Adesso, tutta la questione è in mano agli avvocati. «A volte mi domando come mai la mia impresa se ne sia andata in soli cinque mesi e altre, invece, magari molto più indebitate, ci mettono anni per arrivare ad un'asta - si chiede - se avessi fatto il ladro starei pagando le giuste conseguenze, ma io ho sempre fatto il massimo, anche in tempi di crisi, con la gente che ti paga a 120 giorni. Sono pure andato a lavorare un mese come sottoposto per arrotondare e pagare l'affitto - continua - m'è mancata la furbizia e l'esperienza. Non ne posso più, e adesso la palla è passata a qualcun altro, con la speranza che a settembre tutto sia risolto». Quel qualcuno sarebbe un lanificio montemurlese interessato all'acquisto della "Nuova Beta". Per i dieci operai invece, d'accordo con i sindacati, non appena possibile sarà aperta la procedura per la cassa in deroga per cessazione d'attività.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
