Sicurezza
Oltre duemila amici sostengono il diciannovenne travolto dallauto pirata. Le novità delle indagini
Forza Edo! Valanga di adesioni su Facebook
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Il logo scelto dagli amici di Edoardo Mattei per sostenere il giovane 2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. I medici dell'ospedale di Careggi non hanno ancora sciolto la prognosi per Edoardo Mattei, il diciannovenne travolto mercoledì scorso da un'auto pirata alla rotonda tra via Matteotti e via Machiavelli, ma cresce a dismisura il sostegno degli amici, di persona e su Facebook. Il gruppo "Giando siamo con te" (il padre di Edoardo è l'avvocato Giandomenico) aperto sotto forma di "evento" sul social network per aggiornare gli amici sulle condizioni del giovane ha superato ieri le 2.200 adesioni, un fenomeno che raramente si era verificato in città per fatti di questo tipo. Uno striscione è comparso anche in piazza San Domenico, davanti all'abitazione del ragazzo. In tanti, anche chi conosce Edoardo solo di vista, hanno voluto far sentire a lui e alla famiglia la loro vicinanza e solidarietà in questo momento difficile. E quando il ragazzo si sveglierà scoprirà di avere molti più amici di quanti ne aveva prima dell'incidente. Le condizioni mediche, come detto, sono stazionarie, mentre le indagini della polizia municipale, coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Ledda, proseguono senza sosta. Il principale sospettato è un rumeno di 29 anni, imprenditore edile proprietario dell'Audi A6 che ha travolto Edoardo. L'uomo però continua a dire di non essere stato alla guida. Sostiene che lunedì della scorsa settimana gli hanno rubato le chiavi della macchina (quella sera c'è stato un furto nel ristorante sotto la sua abitazione) e la notte successiva anche la vettura. Ma gli inquirenti non tralasciano nessun riscontro per verificare la versione. Tra gli accertamenti in corso ce n'è uno su una telecamera non ancora esaminata, mentre le impronte digitali sulla vettura non sono state ancora rilevate dal Gabinetto regionale di polizia scientifica. Decisiva potrebbe essere l'analisi dei tabulati telefonici del cellulare del rumeno e forse anche altri riscontri sul quale la polizia municipale mantiene un certo riserbo.
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