Il Tirreno

Prato

Estorsione all'imprenditore edile

Lara Loreti
Estorsione all'imprenditore edile

Ex dipendente e tre complici lo massacrano di botte: arrestati dai carabinieri

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 PRATO. Un imprenditore costretto a sborsare mille euro a settimana per soddisfare le richieste di un operaio. A suon di minacce, intimidazioni e violenze. E quando si ribella viene pestato a sangue dal suo dipendente, aiutato da altre tre persone. Nasce un'indagine dell'Arma che porta all'esecuzione, ieri all'alba, di quattro arresti.  Provvedimenti notificati contemporaneamente a Rosignano, Cecina e Prato in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip livornese Beatrice Dani. In carcere sono finiti Angelo Longo, 40 anni, residente a Cecina, ex capocantiere della ditta cecinese, suo fratello Davide Longo, 36, che sta a Prato, entrambi catanesi, Federico Boccardi, idraulico pratese di 33 anni, e Altin Lepele, albanese di 23 anni, anche lui abitante a Prato. L'accusa per loro è estorsione aggravata continuata in concorso e rapina, oltre che lesioni aggravate, verso l'imprenditore siciliano, Marcello Alonzo, 40 anni, titolare di una ditta edile cecinese che lavora anche con gli appalti pubblici come scuole e altre strutture.  Indagati in concorso per estorsione (ma le loro posizioni, come appurato dalla Procura, sono marginali) anche Giovanni Longo, 42 anni, e Angelo Aleo, 30 anni, originario di Acireale.  I carabinieri hanno effettuato perquisizioni in sei appartamenti più terreni e mezzi tra Cecina, Rosignano, Prato e Torre del Lago, dove c'era una roulotte in un parcheggio preso in affitto per l'estate. Nelle abitazioni di Prato di Davide Longo e di Boccardi, i militari hanno trovato un fucile e una baionetta non regolari, e 2.100 euro, tutto sequestrato. Scovate anche altre armi, detenute regolarmente, ma che come spiega il capitano Luigi Perri, «mostrano la dimestichezza con le armi». Molti degli indagati sono già conosciuti alle forze dell'ordine per fatti di violenza.  Il pestaggio era avvenuto lo scorso 5 maggio. Gli inquirenti hanno spiegato che l'imprenditore vittima dell'estorsione, a Cecina da oltre 15 anni, era arrivato a tirare fuori 55.000 euro tanto che la sua azienda era ormai in crisi. E così a maggio aveva deciso di mettere fine al rapporto di lavoro con Angelo Longo. Questi, come accertato dai carabinieri, gli aveva dato appuntamento nel parcheggio accanto al ristorante Il Giardino, a Rosignano, ma lì Alonzo aveva trovato i quattro aggressori. In quella occasione gli erano stati chiesti altri 100mila euro. La vittima, in base a quanto emerge dall'indagine dell'Arma, è stato massacrato di botte proprio quando ha deciso di mettere fine all'esborso di soldi nei confronti del suo ex operaio Angelo Longo. Dopo il pestaggio, gli aggressori, come accertato dai carabinieri, avevano addirittura provato a portare via la vittima nel portabagagli di un'auto, ma poi erano stati disturbati all'ultimo momento. L'imprenditore era stato quindi ricoverato in ospedale per le ferite. Ma all'uscita il gruppo lo aveva aspettato fuori e le minacce, anche di morte, erano continuate. Da lì è partita l'indagine.  «Siamo di fronte a un grave caso di violenze, minacce ed estorsioni verso la ditta e il titolare - ha detto il procuratore capo Francesco De Leo - Si tratta di comportamenti di tipo mafioso che è necessario stroncare alla radice». «Grave anche l'atteggiamento parassitario dell'ex lavoratore verso l'azienda, che non viene considerata come posto di lavoro ma come risorsa da sfruttare», ha aggiunto Perri.

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