Sicurezza
Bambini cinesi disabili, appello di Mondanelli
Carlandrea Poli
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Dante Mondanelli «Scriverò al Console, la comunità ci aiuti a realizzare a un centro»
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PRATO. Con loro la sorte è stata malvagia: nati con deficit neurologico, con una paralisi o con un'altra disabilità grave che condizionerà, probabilmente, per sempre la loro esistenza. In più sono stati colpiti da un'altra avversità. Le loro famiglie cinesi sono per la maggior parte del tempo impegnate nel lavoro e non possono permettersi nessuna forma di accudimento né di sostegno economico. Che tocca, invece, alle casse comunali. Lo sa bene Dante Mondanelli. L'assessore alla Sanità e alle politiche sociali ha fatto più volte i conti e ne ha scoperto uno salatissimo per l'amministrazione. I dodici bambini cinesi con gravi danni motori e neurologici che si trovano in strutture residenziali o semiresidenziali - alcuni ospitati dall'Opera Santa Rita, altri nella comunità fiorentina Giovanni XXIII, due in fase ospedaliera al Meyer di Firenze - costano a Prato dai 70 ai 180 euro ciascuno al giorno. Facendo una stima complessiva si toccano i 1.200 euro quotidianamente sborsati dal Comune. A questi vanno aggiunti altri nove casi di bambini con pochi mesi di età dati in affidamento ad altre famiglie. Loro non costano, ma amplificano la dimensione di un problema sociale e culturale spinosissimo. Tanto che lo stesso Mondanelli, di solito disponibile ad alzare i toni dello scontro politico, si fa circospetto e si muove col massimo dei suoi standard di diplomazia. «Secondo me ci sono due aspetti da considerare: esiste indubbiamente un problema di rispetto culturale della vita in sé difficile da approcciare quando si è abituati, come in Cina, a poter abortire fino al 9º mese di gravidanza. Ma in questo caso non siamo dinanzi a famiglie che dicono di non volere il loro figlio disabile, semplicemente lamentano l'impossibilità di accoglierlo». Una dichiarazione sincera anche agli occhi dell'assessore. I cinesi a Prato sono in netto ritardo nella costruzione di una rete familiare degna di questo nome e nelle fasce sociali più marginali, la vita diventa quasi impossibile da condividere con un figlio piccolo all'interno dei famigerati loculi-dormitori dei capannoni dei pronto moda. Per non restare afflitti i babbi e le mamme operai mandano i ragazzi sani e di robusta costituzione nel paese d'origine per lo svezzamento, mentre per i malati l'unica speranza è di affidarsi allo Stato sociale italiano. «Credo che la cosa migliore da fare adesso sia quella di dare una risposta istituzionale di alto livello - propone Mondanelli - Il fenomeno lo richiede, essendo in crescita negli ultimi due anni. Ho intenzione di chiedere al più presto un incontro col console cinese Zhou Yunqi per ottenere un intervento comune e condiviso anche di natura economica. Il mio sogno sarebbe di poter creare una struttura d'assistenza per le gravi disabilità con cinesi e italiani sia fra il personale che fra i bambini assistiti». Se la cooperazione sino-italiana deve dare frutti Mondanelli ha in mente un'alternativa in grado di far contenti tutti, rispetto al Creaf della discordia.
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