Il dolore
Agli arresti domiciliari in lavanderia
Paolo Nencioni
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Antonio Casula nella lavanderia della figlia a Grignano Il singolare caso di un uomo di 76 anni accusato di maltrattamenti La figlia si sfoga: «Devo chiudere, che cosa ne sarà di mio padre?»
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PRATO. Antonio Casula, alla rispettabile età di 76 anni, dorme da settimane su una brandina sistemata alla bell'e meglio tra una lavatrice industriale, un vecchio televisore e un tavolo di plastica, in una manciata di metri quadri. Agli arresti domiciliari in lavanderia, caso più unico che raro. «Ma ora non ce la facciamo più» si sfoga la figlia Matilde, che gestisce la Lavanderia Delfino in via Roma a Grignano: «Bisogna trovare un' altra sistemazione». La storia di Casula è singolare. Fino all'anno scorso viveva serenamente in una delle case popolari di via Capitini insieme alla compagna e alla figlia, poi le cose con la convivente si sono guastate, lei lo ha denunciato per maltrattamenti e in primavera il pensionato è finito anche per qualche giorno alla Dogaia, prima di essere messo agli arresti domiciliari. In lavanderia. Vicenda singolare non solo per la sistemazione precaria, ma anche per il fatto che alla sua età difficilmente si finisce in carcere, se non per gravissimi motivi. «Anche il mio cliente ha denunciato la convivente - spiega l'avvocato Leonardo Pugi - ma evidentemente il giudice ha creduto alla donna, nonostante le sue siano solo parole e non ci sia nemmeno un certificato medico». Sembra che i dissapori tra i conviventi siano iniziati quando la donna, molto più giovane dell'uomo, si è convertita alla religione dei Testimoni di Geova. Lui non ne voleva sapere e il clima in famiglia è diventato sempre più teso. Frequenti litigi, scenate, ma Casula nega di aver messo le mani addosso alla convivente ed è convinto che lei voglia soltanto entrare in possesso della casa popolare che era stata assegnata a lui. Sarà il Tribunale a decidere chi ha ragione. Intanto il pensionato è stato messo agli arresti domiciliari, ma ovviamente non può stare nella casa di via Capitini, dove è rimasta la compagna insieme alla figlia. «Io abito a Campi, dove non posso ospitare mio padre, e presto dovrò chiudere la lavanderia - dice la figlia Matilde - Che ne sarà di lui?». La domanda resta in sospeso. «Ho già fatto più di un'istanza per trovare un'altra sistemazione e siamo in attesa di risposte - commenta l'avvocato Pugi - Certo, la lavanderia non è il posto ideale per gli arresti domiciliari, ma è sempre meglio della Dogaia».
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