Attenzione
I picciotti cinesi vengono a patti
Paolo Nencioni
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Il giudice delludienza preliminare Paola Belsito Processo per mafia: due terzi degli imputati scelgono i riti alternativi
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PRATO. Alcuni vengono a patti, altri chiedono di essere processati col rito abbreviato, solo pochi scelgono di rischiare il rito ordinario, che significa niente sconti in caso di colpevolezza. Due terzi dei 23 imputati nel procedimento sulla presunta mafia cinese nascente, il gruppo a cui viene attribuito anche il duplice omicidio di Chen Minhui e Chen Haoliang, uccisi in via Strozzi il 17 giugno dell'anno scorso, sono orientati ai cosiddetti "riti alternativi". La circostanza è emersa ieri a Firenze nel primo giorno dell'udienza preliminare di fronte al giudice Paola Belsito. Dei 23 imputati, quattro ancora latitanti (difesi tra gli altri dagli avvocati Terranova, Bonfante, Zanobini, Fioravanti e Tesi), tre chiedono il patteggiamento (cosa possibile solo se per loro il sostituto procuratore Tommaso Coletta della Dda farà cadere l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso) mentre un'altra dozzina hanno intenzione di chiedere il rito abbreviato (che garantisce lo sconto di un terzo sull'eventuale pena). Il giudice deciderà a fine mese. Il presunto capo del gruppo, Wei Dejun detto Anu, 36 anni, non era presente in aula perché ricoverato al Centro clinico del carcere di Genova. Il giudice dell'udienza preliminare ha chiesto una relazione medica per sapere se Anu potrà partecipare alla prossima udienza almeno in video-conferenza. Presente invece l'altro presunto padrino, Li Hong Geng detto Agen, 26 anni. L'importanza del procedimento è data dal fatto che la Direzione distrettuale antimafia contesta per la prima volta a Prato il 416 bis, l'associazione a delinquere di stampo mafioso. Che poi sia mafia, è ancora tutto da dimostrare, vista la difficoltà di sostenere un'accusa del genere quando il gruppo non è radicato in Sicilia, Campania o Calabria. Il giudice dell'udienza preliminare dà le più ampie garanzie, visto che Paola Belsito ha passato molti anni in Procura a Prato e conosce benissimo l'ambiente, prima di andare a fare il gip a Milano per poi tornare a Firenze. Ieri non se n'è parlato, ma c'è una questione che potrebbe rivelarsi decisiva, quella delle intercettazioni telefoniche e ambientali e delle relative traduzioni. Durante gli interrogatori, infatti, si è scoperto che alcune delle traduzioni dal cinese all'italiano potrebbero essere sbagliate. Come quella di Xie Gaohui, ritenuto l'esecutore materiale del duplice omicidio, che nella prima versione diceva «ho ucciso un uomo e mi trattano come un cane» e nella seconda «ho aiutato una persona e lui mi guarda come un cane». Differenza non da poco.
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