Sicurezza
Tre secoli di carcere per gli spacciatori di coca
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I carabinieri sequestrarono 10 chili di cocaina Due sentenze con pene pesanti ai marocchini che avevano un parco di 900 auto
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PRATO. Piovono anni di galera sugli spacciatori di cocaina che un paio di anni fa furono arrestati da carabinieri e polizia municipale al termine di una lunga indagine sullo spaccio di droga. Due recenti sentenze, del giudice dell'udienza preliminare fiorentino Giacomo Rocchi e del Tribunale di Prato, hanno inflitto pene per quasi tre secoli di carcere a 31 imputati, uno solo dei quali è italiano, Antonio Pallai. Quest'ultimo ha ricevuto una condanna minore, due anni e 10.000 euro di multa, mentre le pene più pesanti, sollecitate dal pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia Ettore Squillace, sono toccate ai marocchini: 21 anni ad Hamid El Atifi, 12 anni ad Abdelkarim Amine, 10 anni a Mustapha El Hilali, sei anni e sei mesi ad a Mohamed Amine e Rahal El Aloua. Altri due imputati giudicati dal collegio presieduto da Ettore Nicotra sono stati assolti. A Firenze, il mese scorso, invece, il gup Rocchi ha distribuito condanne per complessivi 245 anni a 26 imputati (da un minimo di un anno a un massimo di 16) e multe per un totale di 640.000 euro. Come detto, è la conclusione giudiziaria di quella che all'epoca (febbraio 2009) fu chiamata dai carabinieri "Operazione Prato bene". Se poi i clienti dei marocchini spacciatori di cocaina appartenessero davvero alla Prato bene, questo nessuno lo sa con certezza. Quel che è certo è che di polvere bianca ne girava parecchia ed era tutta in mano a gruppi e gruppetti di nordafricani che se la scambiavano a seconda delle esigenze. I carabinieri ne contarono almeno sei e sequestrarono dieci chili di cocaina. Gli indagati erano più di cento e uno degli aspetti più sorprendenti dell'inchiesta riguardava il parco macchine. Si scoprì infatti che due italiani e tre marocchini si erano intestati complessivamente 900 auto, una decina delle quali furono sequestrate, e le mettevano a disposizione degli spacciatori (probabilmente non solo dei gruppi indagati a Prato), che in questa maniera potevano spostarsi su vetture "pulite".
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