Il Tirreno

Prato

Niente tirocinanti a chi licenzia Ciardi: «Assurdo»

Maria Lardara
Sandro Ciardi in una delle sue aziende
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Sandro Ciardi in una delle sue aziende

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PRATO. Per i tirocinanti e stagisti la porta rimaneva aperta da 10 anni. I giovani potevano farsi un'esperienza e arricchire il proprio curriculum. Per Sandro Ciardi, l'imprenditore delle aziende Ultra e Dinamo (giovane anche lui), era questa una consuetudine, quella di accogliere giovani lavoratori, che si ripeteva di anno in anno.  Ma dal primo giugno si è acceso per lui il semaforo rosso della Regione: non potrà più accogliere candidati alle prime armi per un breve periodo di formazione (massimo 6 mesi). La sua unica "colpa": aver licenziato negli ultimi 24 mesi, con sei esuberi di personale nel 2010. Con la "Carta dei tirocini e stage di qualità in Toscana", la Regione infatti ha dettato nuove regole per i tirocini, alzando un paletto laddove (al punto 5 delle "modalità di applicazione" della Carta) si recita che «l'impresa ospitante deve non avere effettuato licenziamenti, fatti salvi quelli per giusta causa e fatti salvi specifici accordi sindacali con le organizzazioni provinciali più rappresentative nei 24 mesi precedenti l'attivazione del tirocinio, oltre a non avere procedure di Cig straordinaria o in deroga in corso per attività equivalenti a quelle del tirocinio». Dunque, se l'imprenditore ha dato una sforbiciata alla pianta d'organico può scordarsi di accogliere un tirocinante se non saranno trascorsi prima due anni. Il gruppo di aziende di Sandro Ciardi dovrà così aspettare fino al 2012 o il 2013.  «Questa misura è devastante - lamenta l'imprenditore -, impedisce di fare formazione a Prato, arrecando un danno per tanti giovani. Il problema riguarda non tanto gli stage attivati dopo il diploma, ma i tirocini post- diploma per giovani ventenni. Il progetto formativo veniva sempre sviluppato con la Fil: si va da figure diverse come periti tessili, ai ragionieri».  La misura cui si riferisce il vicepresidente di Pratotrade è una recente disposizione della Regione (in vigore dal primo giugno) destinata a tradursi in norma, collegata al progetto "Giovani sì" che entra più nel merito del trattamento economico dello stagista, prevedendo un rimborso mensile di 400 euro (metà a carico della Regione) dal prossimo settembre.  Nell'ultimo biennio, si sa, non sono state rose e fiori per molte aziende del distretto: diverse di loro hanno dovuto licenziare i lavoratori. Il pegno che pagheranno è quello di non poter più integrare un tirocinante non prima di due anni.  Tempi duri anche per le imprese individuali: visto che il numero di tirocini attivati annualmente deve essere proporzionato alle dimensioni dell'azienda ospitante, dal primo giugno le imprese a zero dipendenti con tempo indeterminato non possono avviare un tirocinio. E se un titolare, ad esempio, ha licenziato un filatore può dimenticarsi di prendere uno stagista con queste mansioni. «Per Prato alcune di queste misure sono indubbiamente restrittive, avendo una struttura produttiva caratterizzata da microimprese», fa notare Michele Del Campo, direttore della Fil-Centro per l'Impiego intorno cui ruota un parco di 500 aziende da cui si può attingere per i percorsi formativi (tra cui l'Ultra). A questi limiti si sta correndo ai ripari nel distretto, andando in deroga alla disposizione regionale con un tentativo di accordo sindacale a livello territoriale. Una contrattazione tra sindacati e rappresentanti delle principali organizzazioni datoriali sul territorio.«L'accordo in via di definizione - fa sapere Del Campo - consentirà di superare i limiti previsti dalla Carta regionale».

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