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Prato

I Biscotti di Prato col bollino Un marchio Igp difenderà i veri cantucci dalle imitazioni

Sopra, un momento della presentazione (con assaggio) dell’iniziativa
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Sopra, un momento della presentazione (con assaggio) dell’iniziativa

Via alla domanda, ci vorranno più di due anni per il riconoscimento «Vogliamo che resti un prodotto artigianale, con una sua identità»

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 PRATO. Il Biscotto di Prato inizia il percorso verso il riconoscimento dell'Indicazione geografica protetta grazie a una ricetta semplice (a «etichetta corta»), a una lunga tradizione alle spalle e allo stretto legame col territorio. Sono questi gli ingredienti che distinguono il "vero" cantuccino dalle imitazioni e che hanno spinto i produttori, riuniti nel neonato Consorzio per la valorizzazione dei Biscotti di Prato a presentare la domanda per ottenere appunto l'Igp.  L'obiettivo della Camera di commercio, che partecipa al progetto in collaborazione con il Consorzio pasticceri pratesi, è di creare le condizioni affinché un prodotto d'eccellenza come il Biscotto di Prato possa ritrovare la sua identità. «E' il fiore all'occhiello della pasticceria pratese - sottolinea Giovanni Nenciarini, vicepresidente della Camera di Commercio - Oltre alla qualità, il prodotto vanta una lunga storia legata a questo territorio che rappresenta un valore aggiunto per arrivare a una distinzione nel panorama dolciario: per la Camera di Commercio sarebbe motivo di grande orgoglio poterlo valorizzare e contribuire a creare opportunità di crescita per le imprese locali attraverso il riconoscimento di un marchio».  Il percorso è appena cominciato. Anche se l'iter per il riconoscimento è lungo - ci vorranno almeno due anni e mezzo per ottenerlo - i produttori sono fiduciosi poiché «a differenza degli altri cantuccini - spiega Fabrizio Bertini del forno Steno - il Biscotto di Prato vanta una lunga tradizione che lo rende unico e riconoscibile».  La qualità è tutta nella semplicità e nella genuinità delle materie prime. Alla base una ricetta a «etichetta corta» sottolinea Bertini «di soli cinque ingredienti». «Il Biscotto di Prato - spiega Emanuele Branchetti del Forno Branchetti nonché vicepresidente del Consorzio per la valorizzazione - nasce infatti da mandorle dolci nazionali (intere e con la buccia), zucchero semolato, uova fresche, farina di grano tenero di tipo "0" o "00" e un pizzicotto di pinoli». L'Igp garantisce il consumatore sul rispetto della ricetta da parte del produttore attraverso un disciplinare. Entro 120 giorni dalla ricezione della domanda, la Regione valuterà la documentazione e invierà il proprio parere al Ministero delle Politiche agricole. Le osservazioni ed eventuali richieste d'integrazione da parte del Ministero, saranno comunicate alla Regione e quindi all'associazione dei produttori. Dopo lo step regionale e quello nazionale, la procedura sarà esaminata a livello europeo. «Oggi la produzione totale del biscotto si aggira sui 5.000 quintali l'anno - proseguono i produttori - Con il riconoscimento Igp si potrebbe arrivare ai 10.000 quintali, ma non ci poniamo limiti».  Attualmente sono 114 le aziende che producono in forma stabile o stagionale i "Biscotti di Prato", di cui 11 a carattere semindustriale. «Vogliamo salvaguardare dalle imitazioni un nostro prodotto d'eccellenza - aggiunge Massimo Peruzzi, presidente del Consorzio pasticceri - e puntare su un biscotto artigianale, che ritrovi la sua identità».

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