Il Tirreno

Prato

Vogliono mandare Paradiso all'inferno

Carlandrea Poli
Da sinistra Emilio Paradiso Leonardo Soldi e l’assessore Matteo Grazzini
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Da sinistra Emilio Paradiso Leonardo Soldi e l’assessore Matteo Grazzini

Resa dei conti dentro la Lega, ma Grazzini si oppone

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 PRATO. Il direttivo comunale della Lega Nord chiede la testa di Emilio Paradiso. L'attuale capogruppo in consiglio dovrebbe passare la mano a Leonardo Soldi, che di quel direttivo è segretario. Si tratta dell'ennesimo atto del derby fra i due capofila, tale da rinfocolare la conflittualità interna al Carroccio pratese. A niente è servita la cena chiarificatrice di meno di una settimana fa a San Giorgio a Colonica. In quella sede, presenti tutti i leghisti di Prato e con il presidente regionale Antonio Gambetta Vianna a fare da garante, sembrava che i discepoli di Albertino da Giussano avessero rinfoderato la spada per avviarsi ad un ricompattamento. Invece, sono bastate poche ore per far tornare vivido l'istinto alla faida. Come a marzo. In quel caso toccò a Federico Tosoni - reo di aver firmato per la rimozione di Claudio Morganti da segretario regionale - subire l'onta della sfiducia. Adesso finisce nel mirino l'altro avversario interno dell'europarlamentare, il capogruppo Paradiso. Nelle motivazioni ufficiali il suo operato viene bocciato, in quanto «privo degli elementi di partecipazione del movimento alle decisioni nelle istituzioni». L'antidoto viene indicato immediatamente: «Per non correre il rischio di una deriva autoreferenziale chiede la sostituzione dell'attuale capogruppo con Leonardo Soldi, il quale, rivestendo il ruolo di segretario comunale darà maggiori soddisfazioni alle esigenze di coinvolgimento essendo diretto referente del coordinamento». Si sa, alla Lega preme molto distinguersi dalle dinamiche litigiose e di potere degli altri partiti. In Toscana, però, è avvitata nella diatriba fra morgantiani e antimorganitani sedata momentaneamente dal "legato" federale, Giacomo Stucchi. A Prato, viene persino rispolverato un linguaggio politichese che si pensava seppellito insieme ai vecchi dorotei. A dirla tutta il direttivo rimprovera a Paradiso una serie di gaffe, specialmente sul nuovo centro commerciale Esselunga, per aver augurato al Parco Prato di fallire come la vecchia Pratilia. E vista l'esistenza di un asse fra Paradiso e Tosoni, anche quest'ultimo viene bersagliato dai morgantiani per aver convocato troppe riunioni della commissione consiliare trasporti, di cui è presidente. Ma è proprio l'ala di Morganti a rischiare l'autogol. Il suo plenipotenziario Soldi viene sconfessato dal commissario provinciale Matteo Grazzini, contrario alla sostituzione di Paradiso e favorevole a rimandare ogni decisione al congresso provinciale di settembre. E anche la colomba filo-Morganti, Gambetta Viana sarebbe stizzito per lo spostamento della polemica interna sulle cronache dei giornali locali.

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