Attenzione
«Non riesco a trovare operai italiani»
Ilenia Reali
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Giancarlo Bennati della FilcompanyGiancarlo Bennati apre una nuova filatura e offre 17 posti di lavoro. "Rispondono solo gli stranieri"
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FIRENZE. Ha cominciato con una roccatura. Era uno dei tanti terzisti del distretto. Era uno degli artigiani della Pontetorto e proprio nella fabbrica dei Banci gli affibbiarono il soprannome con cui tutti oggi lo conoscono, "Paperino", dalla frazione da cui partiva con la sua Ape per consegnare il lavoro ai committenti. Ora Giancarlo Bennati è uno degli industriali più noti dell'area pratese: ha 75 dipendenti e dal primo settembre aprirà la sua seconda filatura assumendo 15 operai in più.
Bennati, come ha deciso di aprire una nuova filatura?
«La struttura interna conta molto e avevo bisogno di aumentare la produzione. Ho quindi deciso di aprire una nuova filatura in via Paronese: circa 2.000 metri quadrati con macchinari completamente nuovi di cui una parte modificati su mia richiesta. E' un investimento di 2 milioni e mezzo di euro. Assumerò 17 persone al ring e alla preparazione. Conto di produrre 5.000 chilogrammi di filato in più al giorno. Filati grossi, stoppini e fiammati».
Non doveva aver già aperto qualche mese fa?
«Per avere le macchine ho dovuto aspettare 5-6 mesi e le stanno montando adesso. Ho avuto difficoltà a trovare i dipendenti. Sembra che non voglia lavorare nessuno in questa città. Aprirò il 1 settembre ma ancora non ho trovato tutti gli operai, solo 3-4».
E allora come pensa di trovarli?
«Finora cercavo persone con esperienza. Ho sentito tra operai in mobilità ma ho ricevuto dei no. Ora comincerò a cercare tra i pakistani. Se non li trovo con esperienza insegnerò loro il lavoro, al ring e alla preparazione. Pratesi del resto non se ne trovano più: quando chiedi la disponibilità a lavorare su turni, e se ci sono gli ordini anche il sabato e la domenica, sembra siano offesi. Eppure riscuoterebbero di più assai della mobilità».
Ora dirà che non trova nessuno. E' impossibile.
«Macché impossibile. Io ho 75 dipendenti di cui 35 stranieri. E gli stranieri sono quelli entrati dopo: i pratesi sono quelli che lavorano da me da sempre. Di nuovi non ne trovo. Ho messo tre inserzioni sui giornali e a telefonare sono stati tutti stranieri».
Ha abbandonato quindi l'idea di trovare dei pratesi?
«No, per carità. Se si offrono di venire volontari ma devo dire che da quando ho cominciato ad assumere gli stranieri mi sono trovato benissimo: sono disponibili e non si sentono offesi se devono lavorare un po' di più. Credo di essere stato il primo ad assumere operai del Bangladesh e del Pakistan».
Ha 61 anni. L'età in cui potrebbe andare in pensione. Eppure decide di investire ancora?
«In pensione? Per fare cosa? Le passeggiate col cane. Suvvia io in pensione non ci andrò mai. Il lavoro ci tiene vivi. Il lavoro è una sfida continua. Con la nuova filatura potrò far entrare la materia prima e restituire il filato impacchettato facendo tutto internamente».
Bennati, come ha deciso di aprire una nuova filatura?
«La struttura interna conta molto e avevo bisogno di aumentare la produzione. Ho quindi deciso di aprire una nuova filatura in via Paronese: circa 2.000 metri quadrati con macchinari completamente nuovi di cui una parte modificati su mia richiesta. E' un investimento di 2 milioni e mezzo di euro. Assumerò 17 persone al ring e alla preparazione. Conto di produrre 5.000 chilogrammi di filato in più al giorno. Filati grossi, stoppini e fiammati».
Non doveva aver già aperto qualche mese fa?
«Per avere le macchine ho dovuto aspettare 5-6 mesi e le stanno montando adesso. Ho avuto difficoltà a trovare i dipendenti. Sembra che non voglia lavorare nessuno in questa città. Aprirò il 1 settembre ma ancora non ho trovato tutti gli operai, solo 3-4».
E allora come pensa di trovarli?
«Finora cercavo persone con esperienza. Ho sentito tra operai in mobilità ma ho ricevuto dei no. Ora comincerò a cercare tra i pakistani. Se non li trovo con esperienza insegnerò loro il lavoro, al ring e alla preparazione. Pratesi del resto non se ne trovano più: quando chiedi la disponibilità a lavorare su turni, e se ci sono gli ordini anche il sabato e la domenica, sembra siano offesi. Eppure riscuoterebbero di più assai della mobilità».
Ora dirà che non trova nessuno. E' impossibile.
«Macché impossibile. Io ho 75 dipendenti di cui 35 stranieri. E gli stranieri sono quelli entrati dopo: i pratesi sono quelli che lavorano da me da sempre. Di nuovi non ne trovo. Ho messo tre inserzioni sui giornali e a telefonare sono stati tutti stranieri».
Ha abbandonato quindi l'idea di trovare dei pratesi?
«No, per carità. Se si offrono di venire volontari ma devo dire che da quando ho cominciato ad assumere gli stranieri mi sono trovato benissimo: sono disponibili e non si sentono offesi se devono lavorare un po' di più. Credo di essere stato il primo ad assumere operai del Bangladesh e del Pakistan».
Ha 61 anni. L'età in cui potrebbe andare in pensione. Eppure decide di investire ancora?
«In pensione? Per fare cosa? Le passeggiate col cane. Suvvia io in pensione non ci andrò mai. Il lavoro ci tiene vivi. Il lavoro è una sfida continua. Con la nuova filatura potrò far entrare la materia prima e restituire il filato impacchettato facendo tutto internamente».
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