Sicurezza
La crisi è solo un brutto ricordo
Ilenia Reali
◗
Lafflusso alle fiere non è stato enorme ma gli operatori erano quasi tutti molto qualificati Fatturati in rapida crescita. Vince chi ha mantenuto la filiera interna
4 MINUTI DI LETTURA
FIRENZE. I produttori di filato sorridono. E' un sorriso di gruppo perché, più o meno per tutte le aziende più grandi, la crisi del tessile sembra archiviata. I primi dati per il 2011 parlano di incrementi del fatturato medi del 25%. Certo i problemi non mancano (aumento delle materie prime e prezzi da tenere bassi in primis) ma l'umore tra gli stand di Pitti filati è ottimo. I grandi timori che hanno caratterizzato il 2009, il 2010 che lasciava ben sperare ma con tante cautele sono stati spazzati via da un 2011 che conferma la tendenza verso la ripresa. E forse anche qualcosa in più. Anche se i problemi ci sono. Ritardi nelle consegne per la difficoltà a trovare terzisti tra i pochi rimasti, materie prime in costante aumento e che sono arrivate a singhiozzo e non per ultimo il caso prezzi che strozza gli imprenditori tra i costi aumentati e i prezzi di vendita che non si possono aumentare pena la perdita di ordini importanti. Ma la sensazione è che per gli imprenditori siano un semplice, anche se noiosissimo fastidio simile alle zanzare che invadevano gli stand. Filpucci e i numeri pre-crisi. «Il settore sta andando molto bene - commenta Leandro Gualtieri di Filpucci - e siamo tornati ad avere fatturati anche superiori al periodo pre-crisi. C'è da tenere sotto controllo i prezzi per non superare le fasce che i grandi clienti si sono dati e la redditività ne risentirà. E poi c'è stato il problema delle consegne per le difficoltà a trovare i terzisti che abbiamo trovato ma inevitabilmente aumentando loro le tariffe. Alla fine dell'anno avremo un fatturato aumentato del 10-15% ma probabilmente un guadagno inferiore». Brenna, Prato sta risalendo. L'ex assessore regionale Ambrogio Brenna ora si occupa di internazionalizzazione e nonostante non sia più un amministratore regionale tra gli stand continua a essere di casa. «Vedo - commenta - che c'è innovazione, e molti stanno portando avanti progetti con forza e capacità. C'è una tendenza anche a investire nel tessile tecnico importante. Ci sono aziende che non si riprenderanno mai più ma altre, tante, che stanno facendo davvero bene». Al lanificio dell'Olivo si raccolgono i frutti. Pietro Taddeucci Sassolini di una cosa è particolarmente orgoglioso: «Quando decivano, anche importanti politici regionali che la soluzione era delocalizzare e snellire le aziende noi abbiamo deciso di continuare a investire sul nostro personale. Adesso aver tenuto la produzione interna ci ripaga. Si riesce a godere dei frutti e pur dovendoci impegnare moltissimo, senza distrazioni, i risultati si vedono. La qualità viene riconosciuta». New Mill, anno super. Stefano Milanesi racconta di un anno positivo da tanti punti di vista, e anche qualcosa di più, tra polemiche e previsioni. «Le previsioni dell'anno passato sono state confermate - spiega - la Cina, molto più attenta al proprio mercato interno, ha liberato una piccola percentuale di ordini che sono tornati prontamente ad essere prodotti nell'area mediterranea. E' questo che ci ha fatto lavorare finora, grazie soprattutto alle nostre capacità di produzione interna». «Grosse aziende cinesi continuano a chiederci il nostro know how e il nostro marchio, ma come è già successo ad alcuni pratesi si va in Cina, lavori due anni e quando hanno imparato a lavorare come te ti rispediscono indietro - racconta - lo stesso discorso vale per il laboratorio di ricerca regionale con la Cina: non se ne parla neppure». Il futuro parla cardato. «Le prospettive sono buone perchè sembra che i grandi brand italiani e stranieri vogliano concentrarsi sul cardato - racconta - e questo per noi significa poter andare avanti con relativa tranquillità per un anno e probabilmente anche per due». Pontetorto da record. Il 2011 di Pontetorto parla addirittura di un più 35 per cento nei soli primi sei mesi dell'anno. «Senza falsa modestia, siamo molto contenti - ammette Enrico Banci - gli investiti fatti ci hanno portato a chiudere il 2010 con un inventario doppio rispetto a quello del 2009. E poi, avere un polmone interno permette di difendersi, in un mercato sempre agguerrito a fronte di un distretto sempre più povero». (ha collaborato A.Pattume)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
