La manifestazione
«Bene, ma il danno ormai è stato fatto»
Ba. Bu.
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Fabrizio Campaioli e Cristiano Reali Il ritorno degli incentivi sulle energie rinnovabili soddisfa a metà
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PRATO. La manovra economico-finanziaria 2011 piace ai giovani imprenditori e mette al sicuro gli incentivi all'industria delle rinnovabili. Scongiurato il pericolo dei tagli, non mancano però le critiche verso l'atteggiamento del Governo giudicato «irresponsabile». I commi 10 e 11 dell'articolo 35 che applicava il taglio netto del 30% a tutte le rinnovabili è sparito improvvisamente dalla manovra e quindi gli incentivi restano. Scampato il peggio, agli imprenditori del settore "green economy" resta comunque l'amaro in bocca per il fatto che «il Governo - commenta Fabrizio Campaioli, dirigente di Confartigianato Prato - si sia permesso di scherzare su un argomento di straordinaria importanza per l'economia del paese, lasciando credere di poter far sparire e rimettere gli incentivi da un giorno all'altro, a propria discrezione.Il danno ormai è stato fatto - prosegue - perché l'utente privato, d'ora in poi, ci penserà più di una volta prima di investire nelle rinnovabili stipulando un contratto ventennale con lo Stato di cui non si dà certezze». Se sul capitolo energia il contrordine del Governo fa discutere, più apprezzate sono state le novità previste sul fronte dell'imprenditoria giovanile, volte a incentivare la nascita di nuove imprese di giovani under 35 con un'aliquota fiscale agevolata per i primi 5 anni. «Si tratta di un segnale importante per l'occupazione - commenta il presidente dei giovani imprenditori di Confartigianato Prato Cristiano Reali - che va nella direzione giusta aiutando i giovani nella fase più difficile e delicata dell'esperienza imprenditoriale, quella dei primi anni di attività. Sono favorevole a tutto quello che in qualche modo semplifica la burocrazia e riduce gli oneri a carico delle piccole imprese, specie se si tratta di aziende aperte da giovani che nella maggior parte dei casi, all'inizio, non hanno le spalle coperte finanziariamente». Tuttavia, secondo Reali, «la detassazione non basta». «Bisognerebbe lavorare su due versanti: da una parte, agevolare l'accesso al credito; e dall'altra, prevedere maggiore flessibilità del mercato del lavoro. L'Italia è l'unico paese in cui le banche non finanziano idee e progetti, ma le persone. Allo stesso tempo le norme non consentono alle imprese di avere una capacità di manovra abbastanza flessibile per gestire il capitale di risorse umane».
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