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Prato

Btp, ora si studia il concordato

Un’assemblea di lavoratori della Btp
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Un’assemblea di lavoratori della Btp

Pressing sul ministero: «L'edilizia va aiutata»

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 PRATO. La strada intrapresa per Btp non si può cambiare. Non ci sono e non c'erano margini di scelta. L'ha detto ieri il presidente del Tribunale Francesco Antonio Genovese ai rappresentanti di Cna, delle imprese creditrici, dei sindacati, delle cooperative e al presidente della Provincia Lamberto Gestri e al sindaco di Calenzano Alessio Biagioli.  Il presidente ha però dato disponibilità, se saranno possibili, ad accettare correttivi al concordato che possano favorire le imprese creditrici. «Abbiamo chiesto e ottenuto - ha spiegato il direttore di Cna Mazzanti - il testo del concordato. Lo stiamo studiando per valutare se si possono trovare strade dal punto di vista giuridico che ci aiutino a far ottenere qualcosa in più alle aziende. Va da sè che continua il lavoro sul ministero affinché dia il proprio contributo per il settore dell'edilizia che tra Btp e Consorzio Etruria sta attraversando una crisi gravissima».  Anche Lamberto Gestri sa che la situazione è ormai impossibile da modificare. «Il presidente ha manifestato la sua preoccupazione per la vicenda - ha spiegato - e che se potranno essere fatti correttivi al concordato sarà disponibili. Inoltre erano presenti le cooperative che potranno fare proposte per rilevare i cantieri. Certo la situazione è critica e piove sul bagnato».  Insomma ora gli unici passi che potranno essere fatti sono politici. La Toscana, attraverso Fidi, aiuterà le aziende creditrici con le banche mentre ad oggi il ministero non ha fatto alcun passo. Cna Prato è in contatto con i propri dirigenti nazionali per provare a ottenere qualcosa per il settore così come il parlamentare Andrea Lulli, dopo aver presentato un'interrogazione, sta seguendo la situazione.  E se da Roma tutto tace diversa è la situazione che si profila nel distretto: numerose aziende ora sanno che non potranno riscuotere più del 34% e comunque in tempi molto lunghi. Per molte di loro il rischio è quello di capitolare strozzate da crediti non riscossi e con il lavoro praticamente fermo dopo che due attori principali (tre se si conta anche il Gruppo Grassi) hanno interrotto l'attività.

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