Il Tirreno

Prato

Occupazione in ripresa

Carlandrea Adam Poli
<li></li><b>IL CASO.</b> Graziano Bruno ai tempi in cui lavorava in rifinizione Licenziato, ora lavora in una cooperativa
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  • IL CASO. Graziano Bruno ai tempi in cui lavorava in rifinizione Licenziato, ora lavora in una cooperativa

    Saldo positivo nel 1º trimestre 2011: bene il tessile

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     PRATO. Anche il mercato del lavoro sembra aver agganciato la ripresina a Prato. In base alle stime divulgate dal centro di ricerca Asel nel primo trimestre del 2011 in tutta la provincia il saldo fra avviamenti e cessazioni di rapporti di lavoro è stato positivo di 2.233 contratti, pari a 1.893 nuovi posti di lavoro rispetto allo stesso periodo del 2010.  La discrepanza si spiega col fatto che in testa allo stesso lavoratore possono sorgere più contratti.  «È senza dubbio un confronto positivo, che va a rafforzare la ripresa dell'occupazione cominciata l'anno scorso - spiega l'assessore provinciale al lavoro, Ambra Giorgi -. Questo miglioramento è visibile a livello tendenziale anche dai primi dati che abbiamo in possesso sulla diminuzione delle iscrizioni alle liste di mobilità e alla cassa d'integrazione straordinaria».  A fare la parte del leone fra i contratti totali è il segmento tessile con 587 nuovi rapporti di lavoro, seguito dal commercio (+227), servizi alla persona (+200) e servizi alle imprese (+169). Bene anche le maglierie (+77), mentre il settore delle costruzioni messo alla corda dalla recessione internazionale mostra un timido segnale di crescita (+26). L'unico contributo negativo arriva dal settore abbigliamento, che ha perso nel primo trimestre ben 120 contratti. Niente di allarmante a sentire gli analisti di Asel. È diventata ormai una costante della produzione presidiata dai cinesi perdere posti di lavoro nel primo trimestre. Sulle cause indagheranno presto i ricercatori coordinati dall'amministrazione provinciale, ma già da ora le ipotesi farebbero convergere su ragioni squisitamente fiscali - la chiusura e la riapertura dei pronto moda per sfuggire alla ganasce dell'erario -, oppure su eventuali problemi a registrare lavoratori con un permesso di soggiorno annuale scaduto. La correlazione fra abbigliamento e orientali si scorge nel saldo negativo del primo trimestre dei contratti dei lavoratori nati in Cina: - 196. Nulla che possa pregiudicare, comunque, l'espansione dello stesso abbigliamento. Nel 2010 ha registrato il saldo migliore di tutto il distretto con ben 1.791 nuovi posti di lavoro su un totale attivo di 3.186. Sempre l'anno scorso nelle costruzioni sono andati in fumo 204 contratti, nel tessile 233, nella maglieria 168. «Fra le nuove assunzioni si innescano in misura maggiore i contratti precari - è l'allarme di Giorgi - e i giovani sotto i 25 anni sono i più penalizzati, rispettando purtroppo la brutta media di disoccupazione su scala nazionale».

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