Sicurezza
Un dipendente della Tintoria del Gruppo Colle fu aggredito dal collega che gli contestava lo scarso rendimento
Lite in fabbrica, operaio condannato
Paolo Nencioni
L'accusa di tentato omicidio si trasforma in lesioni gravissime: due anni
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PRATO. E' caduta l'accusa di tentato omicidio, derubricata in lesioni gravissime, e così la condanna patteggiata ieri da Marco Magnolfi, operaio della Tintoria del Gruppo Colle, per l'aggressione a un suo collega di lavoro è stata contenuta in due anni di reclusione, con la sospensione condizionale della pena.
Si è concluso così, ieri mattina davanti al giudice dell'udienza preliminare Angela Fantechi, il processo a carico dell'operaio che il 24 febbraio del 2009 colpì alla testa con uno spazzolone industriale il suo collega Simone Palloni, che rischiò di restarci secco, è rimasto parzialmente invalido e ancora oggi non riesce a parlare bene.
I fatti si svolsero all'interno della tintoria del vice presidente dell'Unione industriale Riccardo Matteini a Carmignanello (Cantagallo) e l'imputato non se ne assunse subito la paternità. Furono i carabinieri a cercarlo a casa dopo che in un primo tempo l'aggressione era stata fatta passare come una caduta accidentale.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il pestaggio di Palloni avvenne al culmine di una lite per motivi di lavoro. L'operaio ferito raccontò che il collega lo aveva ripreso per il suo scarso impegno, accusandolo in particolare di essere andato alla radio per sentire i risultati delle partite.
Ci fu un confronto col caporeparto e poi la lite riprese perché Palloni avrebbe accusato Magnolfi di aver fatto la spia. Fu in quel momento che il collega impugnò uno spazzolone industriale in legno e lo colpì alla testa, facendogli uscire anche materia cerebrale.
Simone Palloni fu portato in ospedale, dove rimase alcuni mesi, e si è salvato per miracolo. Ma i suoi guai non erano finiti: dopo il periodo di malattia, non potendo più tornare al lavoro, è stato licenziato, mentre il suo aggressore ha conservato il posto e lavora sempre alla Tintoria del Gruppo Colle. Ieri Magnolfi, difeso da Alberto Rocca, è comparso davanti al giudice dell'udienza preliminare e ha chiesto il patteggiamento, tagliando fuori la parte civile rappresentata da Massimiliano Tesi.
Il pubblico ministero Laura Canovai ha espresso il consenso e il giudice Fantechi ha ritenuta congrua la pena proposta, dopo aver derubricato l'accusa da tentato omicidio a lesioni gravissime. La pena è relativamente bassa, anche tenuto conto dell'addolcimento dell'accusa.
Pochi giorni fa, solo per fare un esempio, il giovane che in una manifestazione di piazza a Roma ne colpì un altro con un casco provocandogli conseguenze minori è stato condannato a tre anni. Simone Palloni ora inizierà una causa civile per avere un risarcimento. Ne ha già chiesto uno molto ingente, ma ha ricevuto solo un piccolo acconto.
Promette di andare fino in fondo, anche perché le conseguenze dell'aggressione del febbraio di due anni fa gli rendono più difficile trovare un'occupazione.
Si è concluso così, ieri mattina davanti al giudice dell'udienza preliminare Angela Fantechi, il processo a carico dell'operaio che il 24 febbraio del 2009 colpì alla testa con uno spazzolone industriale il suo collega Simone Palloni, che rischiò di restarci secco, è rimasto parzialmente invalido e ancora oggi non riesce a parlare bene.
I fatti si svolsero all'interno della tintoria del vice presidente dell'Unione industriale Riccardo Matteini a Carmignanello (Cantagallo) e l'imputato non se ne assunse subito la paternità. Furono i carabinieri a cercarlo a casa dopo che in un primo tempo l'aggressione era stata fatta passare come una caduta accidentale.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il pestaggio di Palloni avvenne al culmine di una lite per motivi di lavoro. L'operaio ferito raccontò che il collega lo aveva ripreso per il suo scarso impegno, accusandolo in particolare di essere andato alla radio per sentire i risultati delle partite.
Ci fu un confronto col caporeparto e poi la lite riprese perché Palloni avrebbe accusato Magnolfi di aver fatto la spia. Fu in quel momento che il collega impugnò uno spazzolone industriale in legno e lo colpì alla testa, facendogli uscire anche materia cerebrale.
Simone Palloni fu portato in ospedale, dove rimase alcuni mesi, e si è salvato per miracolo. Ma i suoi guai non erano finiti: dopo il periodo di malattia, non potendo più tornare al lavoro, è stato licenziato, mentre il suo aggressore ha conservato il posto e lavora sempre alla Tintoria del Gruppo Colle. Ieri Magnolfi, difeso da Alberto Rocca, è comparso davanti al giudice dell'udienza preliminare e ha chiesto il patteggiamento, tagliando fuori la parte civile rappresentata da Massimiliano Tesi.
Il pubblico ministero Laura Canovai ha espresso il consenso e il giudice Fantechi ha ritenuta congrua la pena proposta, dopo aver derubricato l'accusa da tentato omicidio a lesioni gravissime. La pena è relativamente bassa, anche tenuto conto dell'addolcimento dell'accusa.
Pochi giorni fa, solo per fare un esempio, il giovane che in una manifestazione di piazza a Roma ne colpì un altro con un casco provocandogli conseguenze minori è stato condannato a tre anni. Simone Palloni ora inizierà una causa civile per avere un risarcimento. Ne ha già chiesto uno molto ingente, ma ha ricevuto solo un piccolo acconto.
Promette di andare fino in fondo, anche perché le conseguenze dell'aggressione del febbraio di due anni fa gli rendono più difficile trovare un'occupazione.
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