Il dolore
Un bambino si è intrufolato tra i poliziotti e ha fotografato laccusato. La foto gira tra la gente
«La caccia è appena iniziata»
Barbara Burzi
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Un fabbro del Comune al lavoro sulla porta sfondata dalla folla Le regole del condominio: solidarietà ma niente sgarri. Né pedofili
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PRATO. Dicono di sapere dove si trova. Il presunto pedofilo contro il quale mercoledì pomeriggio si è scatenata la folla inferocita del quartiere popolare di via Andrea da Quarata, a Iolo, è nel mirino di un'intera comunità: la caccia all'"orco" è appena cominciata. A dargli la caccia centinaia di persone, nonostante le forze dell'ordine siano riuscite a far allontanare l'uomo dal retro del palazzo per metterlo al riparo da chi era pronto a dargli fuoco con la benzina. Ma la legge del carcere non perdona la pedofilia e qui, nel "braccio" numero 7 del condominio di via Andrea da Quarata, alcuni inquilini si sono dati la stessa regola. Così mentre fuori si consumava la guerriglia, a qualcuno è venuto in mente di dare una cellulare con fotocamera in mano a un bambino che, con destrezza, si è intrufolato nella folla scattando qualche foto al presunto pedofilo messo al riparo da una carica di gente armata di spranghe e bottiglie molotov. Nel giro di pochissimo tempo la foto è stata trasmessa a un numero indefinito di persone intenzionate a dare una mano a chi intende scoprire dove l'uomo alloggi. «Sappiamo dove si trova - dicono alcuni - tutti ormai abbiamo una sua foto e tutti lo stiamo cercando. Non gliela faremo passare liscia, perché i bambini non si toccano». Nel caseggiato popolare di Iolo, dove vivono decine di famiglie, vige infatti un codice che non lascia scampo a chi sgarra pestando i piedi a un membro della comunità. Si identificano in una grande famiglia gli inquilini del condominio, si sostengono e si aiutano a vicenda con grande solidarietà come fosse l'unica regola in cui credono. Complice un destino segnato da situazioni di disagio - spesso economico - che accomunano i residenti a cui il Comune ha assegnato un alloggio all'interno di quella palazzina. Intanto molti di loro si chiedono come facesse, l'uomo che viveva al quinto piano con moglie e figli, a racimolare i soldi con cui avrebbe pagato la vittima delle sue presunte violenze. Stando ai racconti della gente i soldi non erano l'unico mezzo con cui adescava i giovanissimi. «Non so che cosa facessero insieme - racconta uno degli abitanti del palazzo - ma quel tizio si faceva spesso vedere in giro con un gruppo di ragazzini, tre o quattro, sempre gli stessi. Non aveva altri amici. Dicevano di andare a pescare insieme al laghetto delle Caserane e lui acquistava l'attrezzatura per tutti». Anche una sedicenne racconta di averlo sentito dire. «Con il ragazzo siamo usciti in compagnia insieme qualche volta, prima che venisse fuori questa storia - spiega - Diceva di essersi comprato l'I-Phone con i soldi guadagnati facendo dei lavoretti per suo padre, ma non mi risulta che provenga da una famiglia benestante». Quanto al 49enne "orco" nessuno spende una parola a suo favore. «Nonostante vivesse qui ormai da circa otto anni - spiega un vicino - non ha mai legato con le altre famiglie, era un tipo riservato, di cui anche la figlia malata aveva paura: si vedeva da come lo mandava via ogni volta che lui le si avvicinava per andare a riprenderla ai giardini qui sotto». Il parroco don Giancarlo Innocenti della chiesa San Pietro di Iolo liquida in fretta la vicenda: «Non avevo idea che ci fossero situazioni del genere in paese - dice - Vedremo se in futuro sarà il caso di approfondire la situazione di quella realtà». Per qualcuno però il dramma si è trasformato nel buon affare della giornata. L'edicolante che a fine mattinata aveva già esaurito le copie dei quotidiani, ha pensato bene di farne qualche fotocopia e metterla in vendita.
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