Sicurezza
Più lavoro, sempre più precario
Maria Lardara
◗
A sinistra, giovani al lavoro Sotto, Ambra Giorgi Nel 2010 più di 5mila contratti a progetto e interinali, il 60% alle donne
2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Qualcuno la chiama ancora flessibilità. Provate però ad andare a dirlo ai 22mila pratesi che nel 2010 sono andati a ingrossare le file dei lavoratori con contratti a progetto, somministrati (ex interinali) o a tempo determinato. Silenziosa e strisciante, la piaga della precarietà pratese, tema che ha fatto capolino sabato scorso al dibattito alla Festa democratica provinciale con l'ex ministro Cesare Damiano, si fonda su numeri ben precisi che fanno riflettere su come stia mutando lo scenario dell'occupazione in città. E un motivo c'è se, in occasione della serata che ha inaugurato la kermesse Pd ai giardini di Maliseti, la vicepresidente della Provincia Ambra Giorgi ha lanciato l'idea di «un nuovo patto per il futuro dei giovani», dando la disponibilità a sperimentare come istituzione provinciale «un modello di contratto d'inserimento che, a livello locale, permetta di arrivare a un rapporto di lavoro stabile in un certo arco di tempo», coinvolgendo le parti sociali. La lente d'ingrandimento puntata dal Servizio Lavoro della Provincia sui contratti avviati nel 2010 riflette chiaramente un aumento del 37,4% per le formule a progetto con un +57,6% di lavoratori somministrati rispetto all'anno precedente. Il saldo positivo degli avviamenti al lavoro (41.809 nel 2010, 35.207 nel 2009) cela un'insidia, ovvero l'impennata di contratti a progetto e interinali (sono stati 2.723 e 2.618 nel 2010, 1.982 e 1.661 nel 2009). E' per il sesso debole per antonomasia che si firmano per lo più contratti a progetto, aumentati del 60,3% rispetto al 2009. Molto più contenuto il segno più per i tempi determinati, quelli che presuppongono un rapporto subordinato e come tale poi suscettibili di ammortizzatori sociali (mobilità e cassa integrazione): solo un aumento del 7,6% tra il 2009 e il 2010 (sono stati rispettivamente, 15.485 e 16.668). C'è infine tutta la galassia di co.co.co, collaborazioni occasionali e partite Iva "mascherate" che sfuggono all'osservatorio provinciale. «E' un segnale negativo l'aumento del lavoro "peggiore", quello che non garantisce e non dà tutele - sottolinea Giorgi -. La precarietà genera un enorme problema economico e sociale perchè i giovani, oltre a non pianificare il futuro molto probabilmente non potranno andare mai in pensione». Anche all'interno del popolo del precariato esistono i lavoratori di serie A e serie B. I più penalizzati sono i collaboratori a progetto: i co.co.pro, alla scadenza del contratto, non possono fare domanda all'Inps per ottenere la disoccupazione. Sono ammessi invece i somministrati che possono contare su un ulteriore strumento di sostegno al reddito grazie ai fondi Ebitemp (ente bilaterale per il lavoro temporaneo). Niente però cassa integrazione o mobilità.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
