Gioco
La donna è caduta e si è rotta un braccio. Poi si è scatenata la rabbia
Cronaca di un pomeriggio di follia La madre della vittima si ferisce nella lite
Alessandra Agrati
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PRATO. C'è mancato davvero poco che venisse linciato dalla folla. Erano da poco passate le 17,30 di ieri pomeriggio in via Andrea da Quarrata a Iolo quando si è scatenato l'inferno. Il tam tam che riportava la notizia che un uomo avesse abusato di un bambino è diventato talmente assordante che nel volgere di poche decine di minuti c'era una folla esaltata e pronta a mettere al rogo quell'«infame». L'intervento della polizia è arrivato giusto in tempo per evitare il peggio anche se a quel punto sono diventati loro, gli uomini in divisa, il nemico da abbattere per poter arrivare a quel quinto piano dove vive il presunto pedofilo. In una realtà difficile dove la solidarietà umana sembra l'unico mezzo per andare tutti avanti, quell'«orco» che invece avrebbe abusato di un ragazzino è diventato il pericolo numero uno dell'intera collettività, il nemico da eliminare fisicamente. A scendere per prima in strada è stata la mamma della presunta vittima che nell'ira e nell'agitazione del momento è anche caduta e si è fratturata un braccio che le è stato ingessato in ospedale. Nel cortile, intanto, si è organizzata la rivolta, da una parte contro le forze dell'ordine accusate di difendere l'uomo, dall'altra contro il pedofilo rinchiuso nel suo appartamento al quinto piano. Vola una bottiglia molotov e parte la carica della polizia in assetto antisommossa. Con il passare delle ore e dell'attesa gli animi si sono scaldati sempre più e davanti al portone del condominio è stato necessario erigere un muro di uomini in divisa. Prima trenta, poi forse cinquanta, comunque tanti. Ma questo non ha scoraggiato la gente, soprattutto gli uomini, pronti a vendicare il ragazzo; qualcuno ha imbracciato spranghe di ferro e mazzuoli in attesa che l'uomo venisse portato fuori, altri se la sono presa con i cronisti e i cameraman delle televisioni. L'idea era di farsi giustizia da sé. Una situazione difficile da gestire, anche perché l'uomo doveva in qualche modo essere portato via. La soluzione verso le 21,30, quando il presunto pedofilo è stato portato in Questura passando per il retro della casa, mascherato con un cappello nero di lana e una giacca dei pompieri. Pompieri che nel frattempo hanno dovuto ripulire una volante completamente bagnata di benzina. Il piano di fuga è comunque riuscito. Quando qualcuno l'ha riconosciuto o ha pensato di riconoscerlo e ha lanciato l'allarme era tardi. E tutti sono rimasti col dubbio che fosse comunque sempre dentro, difeso dal cordone delle forze dell'ordine. Un problema era stato risolto, ma bisognava far uscire dall'appartamento anche la moglie e la figlia del presunto pedofilo. I poliziotti hanno ottenuto il permesso della folla inferocita di far scendere anche le due donne; il primo ad acconsentire è stato il babbo del bambino che ai poliziotti ha ricordato che la colpa era soltanto dell' uomo e non della sua famiglia. Una lucida analisi in un pomeriggio di completa follia che si è protratto fino a notte fonda, con i lampeggianti dei vigili del fuoco che, per la presenza di giovani armati di bottiglie molotov, sono costantemente rimasti con le pompe pronte e con le protezioni ignifughe su tutto il corpo, per spegnere eventuali incendi.
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