Il Tirreno

Prato

Caccia al "pedofilo" ed è guerriglia a Iolo

Pasquale Petrella
Le forze dell’ordine difendono il portone del palazzo dall’assedio Sopra, la rabbia della folla
◗
Le forze dell’ordine difendono il portone del palazzo dall’assedio Sopra, la rabbia della folla

Assediata per ore l'abitazione, l'uomo viene fatto allontanare vestito da pompiere

4 MINUTI DI LETTURA





PRATO. «Come un cane dobbiamo ammazzarlo, questo pedofilo dimmerda. Datecelo che lo vogliamo ammazzare noi». La tensione è al culmine e il plotone di poliziotti, carabinieri, finanzieri, militari e vigili urbani serra i ranghi davanti al portone del condominio dove abita il presunto pedofilo. E' una scena da guerriglia urbana come non si viveva a Prato dalla guerra dell'acqua in via Tirso di oltre venti anni fa. Un crescendo di tensioni di verità dette, ridette, riviste e corrette dove pochi sanno tutto e molti raccontano il sentito dire.  Ma c'è una verità che raccontano i familiari della presunta vittima. «Oltre due settimane fa la mamma del ragazzo ha presentato denuncia ai carabinieri - racconta lo zio - Aveva scoperto quello che faceva questo disgraziato e lo aveva denunciato. Il bambino è stato anche visitato dai medici che hanno riscontrato le violenze. Ci aspettavamo che venissero ad arrestarlo ed invece oggi pomeriggio (ieri ndr) si è presentata la moglie di quel pedofilo perchè rivoleva indietro i soldi che suo marito avrebbe dato a mio nipote perchè doveva pagare l'affitto. A quel punto mia sorella non ci ha visto più e lo ha raccontato anche a suo marito che non sapeva niente e lui ha fatto bene ad andare a cercarlo».  Questa in sintesi la versione più vicina alla verità che tuttavia è ancora tutta da verificare da parte degli inquirenti. Una realtà che in tanti dichiarano di conoscere da tempo e cioè che quel sessantenne aveva dei vizi e delle attenzioni particolari verso gli adolescenti, ma che nessuno fino a un paio di settimane fa, data della denuncia che sarebbe stata presentata ai carabinieri, avrebbe mai segnalato alle autorità.  Ieri però, la richiesta di riavere indietro i soldi da parte della moglie del presunto pedofilo, per poter pagare l'affitto ha fatto scattare la scintilla della rivolta che evidentemente covava già da qualche tempo. Il caldo e qualche birra di troppo hanno poi esaltato gli animi ed è partita la caccia all'uomo. Prima dieci, poi venti, poi cinquanta, poi cento e più. Tanti giovani e tante ragazze pronti a vendicare quel sedicenne vittima delle attenzioni particolari e quando arrivano i poliziotti, la loro presenza diventa il vero detonatore della rivolta.  L'uomo abita al quinto piano del condominio non lontano da quello della famiglia della vittima. Ed è un assedio. I poliziotti non bastano, arrivano i carabinieri, i finanzieri e i vigili urbani ma presto viene richiesta anche la presenza dei militari presenti in città. Tutti a difendere il portone del condominio. Sull'altro fronte c'è chi si arma con bottiglie piene di benzina e pur di avere la testa del "pedofilo" non rinunciano a dare prova della loro determinazione incendiando una bottiglia molotov nel piazzale e cospargendo di benzina le auto della polizia. Arrivano anche i vigili del fuoco e sarà proprio con l'ausilio di un giaccone di uno di questi ultimi che i poliziotti riescono a far uscire in sordina il presunto pedofilo dal lato posteriore del palazzo.  Poi cominciano le trattative: nell'appartamento ci sono ancora la moglie e la figlia disabile che la polizia vorrebbe portare altrove, al sicuro. Il primo a capire che si tratta di due persone che non hanno nessuna colpa è il padre della vittima che fa anche da capo popolo per la rivolta. E' lui che dà l'"autorizzazione" perchè possano essere portati via. «Loro non hanno colpe, lasciamoli passare vabbene. State fermi ma controllate che non ci sia pure quel bastardo magari vestito da poliziotto».  E' lui in persona insieme ad un paio di familiari che conoscono la donna, moglie del presunto violentatore, che si porta sul retro del condominio e controlla che siano solo loro, prima la figlia disabile e poi la mamma, a lasciare l'appartamento.  Ora l'appartamento è vuoto ma la folla non crede che il "pedofilo" sia andato via. Ma, man mano che passano i minuti, il plotone di cinquanta uomini delle forze dell'ordine si dimezza velocemente ed è quello il segnale che ormai l'emergenza è finita. «Qui non ci devono più tornare», sentenzia il fratello della vittima.  Una sentenza che sembra senza appello e per il presunto pedofilo e la sua famiglia. Adesso saranno la Giustizia e gli assistenti sociali a dover risolvere il caso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa