Il Tirreno

Prato

Tra gli ospiti il regista Giovanni Veronesi, il vicesindaco Borchi, l’ex governatore Martini e gli imprenditori Bini e Pecci

A cena insieme vip pratesi e 150 stranieri

Riccardo Tempestini
Un momento della cena
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Un momento della cena

Il messaggio della serata organizzata da Beccaglia: Prato ha bisogno di tutti

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PRATO. Martedì sera in via Roncioni, c'erano tante auto "messe male", ma i vigili non si sono visti, perché l'assessore Milone sapeva che nel ristorante cinese all'incrocio con via Nenni, tanto osteggiato non solo dai residenti, era i n corso una serata importante, un inedito esempio di integrazione, con imprenditori del calibro di Roberto Bini e Alberto Pecci col ramosaio Aziz e la "taglia e cuce" Lin.  Erano tutti invitati - per un totale di quattrocento ospiti - alla cena organizzata da Valdemaro Beccaglia, un pratese convinto che «gli extracomunitari non vengono a toglierci il lavoro.

Sono costretti a venire qui perché sennò muoiono di fame, ma tutti vogliono prima o poi tornare a casa loro».  Sull'invito nessun accenno allo scopo della serata, cosicché tanti sono arrivati senza sapere l'intento di Beccaglia: quello di dimostrare come «Prato possa essere la città dell'accoglienza» grazie ad un evento riuscito anche senza la "grancassa", senza il lavoro degli esperti in pubbliche relazioni e senza il contributo della politica. Invitati, ma solo per ascoltare, centrodestra e centrosinistra: il vicesindaco Goffredo Borchi, l'assessore Giorgio Silli, il capogruppo Roberto Baldi e il presidente di quartiere Alessandro Ciardi, l'ex presidente della Regione Claudio Martini, il consigliere regionale Fabrizio Mattei, il sindaco di Vernio Paolo Cecconi e Antonio Cirri, ma anche Pasquale Petrella dell'Italia dei valori. In verità c'è stata una persona che ha dato una mano a Beccaglia: il vescovo Gastone Simoni che ha subito recepito il messaggio, anche se poi non ha partecipato alla cena, probabilmente per mantenere quel "basso profilo" che ha contraddistinto da sempre il suo impegno cristiano in una città dove in tanti vorrebbero "tiragli la giacchetta". In compenso c'era monsignor Santino Brunetti e 150 rappresentanti di tutte le comunità straniere presenti a Prato, tanti con moglie e figli piccoli, vestiti come fossero in patria.

Proprio loro al termine della cena hanno accennato qualche passo di danza sollecitato dai tre musicisti del Gnot Metropolitan Djenbe, tamburo Burghina Faso, chitarra israeliana e tastiera italiana. «Prato ha tanti colori, tante lingue, una città viva, ricca, perché colture diverse danno ricchezza» ha iniziato don Santino, prima che Valentina Banci e Fabio Mascagni leggessero brani poetici, mentre i 430 commensali erano alle prese con le nuvole e il riso al cantonese, seguiti da pollo fritto, aragosta e gelato fritto. Naturalmente c'erano tanti artisti "locali" che Beccaglia ha sempre seguito e aiutato, ma anche il celebre russo Leonid Sokov, autore della discussa installazione alla Madonna della Tosse.

E poi ecco l'ultima pensata di Beccaglia: l'invito al regista Giovanni Veronesi, presente. «Un pratese fuggito» ha detto Beccaglia, che ha spronato i suoi concittadini a tirare fuori le idee, ricordando cosa avvenne, 23 anni fa, quando fu costruito il Centro Pecci. «Oggi ci sarebbe stato un centro commerciale - ha detto Veronesi - e invece Matt Dillon conosce Prato proprio grazie al nostro museo, famoso in tutto il mondo». Il regista poi ha chiuso con un sincero elogio a Beccaglia: «Uomo del popolo che è riuscito, a tradimento, a far sedere i pratesi accanto ad altri popoli».

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