Il Tirreno

Prato

All’assemblea annuale il presidente Marini dà l’ultimatum: «Basta chiacchiere servono i fatti»

«Troppo fumo e niente arrosto»

Ilenia Reali
Il presidente Riccardo Marini e la presidente di Confindustria Toscana Antonella Mansi
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Il presidente Riccardo Marini e la presidente di Confindustria Toscana Antonella Mansi

Attacco frontale degli imprenditori pratesi a politici e amministratori

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 PRATO. Il presidente Riccardo Marini è stato schietto e diretto. Come sempre. L'ha fatto nei confronti degli amministratori, locali e nazionali, dicendo loro che è il tempo di smettere di «fare fumo senza arrosto». Per Marini infatti «non è più il tempo di aspettare». «Basta - ha detto - con l'immobilismo, con programmi ambiziosi che si riducono a nulla».  Parole forti contro la politica inconcludente dette durante l'assemblea annuale dell'Unione industriale pratese, l'Evento con la "E" maiuscola per gli imprenditori e l'economia cittadina. E Marini, le sue parole forti, l'ha dette senza avere tutti i più importanti rappresentanti della politica cittadina e toscana seduti difronte. Oltre all'assenza della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e del ministro Renato Brunetta (assenti perché impegnati a Roma) non c'era il sindaco Roberto Cenni anche lui a Roma (è forse la prima volta nella storia dell'Uip che il primo cittadino non è seduto tra gli ospiti) e il presidente della Regione Enrico Rossi non arrivato all'ultimo momento. Tra i politici c'erano invece gli assessori comunali Nocentini, Milone, Borchi, Caverni, il presidente della Provincia Lamberto Gestri e la sua vice Ambra Giorgi.  LA POLITICA. «Il tempo è scaduto», ha ribadito Marini. «In un distretto che sta risollevando la testa con enorme fatica, in una regione che perde colpi, in una nazione che arretra rispeto a tutti o quasi i suoi concorrenti non c'è spazio per i giochetti: ce n'è solo per le cose concrete, per l'impegno a favore dello sviluppo, per quel sostegno alla crescita e quella rimozione degli ostacoli cui fa riferimento il titolo di quest'assemblea (il manifatturiero è di moda ndr)».  «Non va bene - ha continuato Marini - un pit che preclude lo sviluppo del cuore industriale della Toscana, non va bene l'eterna dilazione dei tagli dei costi della politica e della spesa pubblica improduttiva, non va bene la politica su infrastrutture che poi non si fanno o si fanno al rallentatore, non vanno bene le iniziative di facciata che mascherano l'immobilismo, non vanno bene collaborazioni internazionali che mettono a repentaglio il know how del distretto; non vanno bene progetti per Prato che rimangono scatole vuote né ritardi di due anni nel riconoscimento dello stato di crisi del distretto; non vanno bene risorse dei bandi che si sbloccano dopo un anno di attesa; non vanno bene tagli orizzontali a strutture come l'Ice che sono sì da riformare ma non da azzoppare perché sono preziose soprattutto per le pmi».  IL PUZZLE. La relazione, esaurito l'attacco frontale alla politica, ha poi spaziato su vari temi. Una costruzione che dava la sensazione di voler accontentare un po' tutti i soci dell'Unione industriale sollevando, di fatto, proprio tutti i problemi sul tavolo. Una sorta di filo dove Marini ha inserito vari chicchi per ricomporre la collana dell'associazione. L'immancabile riferimento alle aziende non considerate energivore; la questione morale e la legalità «nemmeno il mondo delle imprese è sempre all'insegna della virtù (...) stiamo assistendo a una deriva preoccupante sui versanti dell'etica e della legalità»; gli investimenti che le aziende hanno fatto anche negli anni di crisi (40 milioni nel biennio 2009-2010 solo contando quelli per cui è stato richiesto un contributo); il lavoro dell'Unione sul credito.

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