Il Tirreno

Prato

Gori: «Decidemmo di portare l'artista a Prato nel 1974»

Giuliano Gori
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Giuliano Gori

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 PRATO. Tanto tanto tempo fa... E' come una favola la storia dell'arrivo a Prato - l'atto di donazione sarà firmato il primo luglio - delle opere di Lipchitz. E a raccontarla è chi le ha fortemente volute a Prato e per trentasette anni: il collezionista, esperto d'arte, consulente del sindaco, Giuliano Gori, proprietario della bella Fattoria di Celle, a Santomato sulle colline pistoiesi. «Tutto partì - ricorda - quando nel 1974 presenziai assieme alla vedova di Lipchitz (l'artista era morto da un anno ndr) all'installazione della scultura di Moore in piazza San Marco». Da lì partì la scintilla che si trasformò nella volontà di portare, prima o poi, una parte dell'opera di uno dei più grandi cubisti al mondo a Prato. E' stato poi. E con un po' di rammarico: «Se a quei tempi qualcuno mi avesse ascoltato - dice Gori - forse avremmo ottenuto un risultato ancora più straordinario». Così non fu, nemmeno successivamente.  Non è stato semplice perfezionare gli accordi per la donazione: tante carte, tanti intermediari.  «Uno, in particolare - continua Gori - un mio grande amico è stato il punto di svolta». Il suo nome è Kosme de Baranano, spagnolo: «Un grande personaggio, un grande esperto di arte, ora professore universitario - lo dipinge il collezionista - che si occupava anche della Fondazione Jacques e Yulla Lipchitz».  La Fondazione per scelta propria ha iniziato già da qualche tempo a cedere le opere dell'artista ai più grandi musei del mondo: «Si tratta - spiega Gori - di una strategia che ha già ottenuto che famose opere di Lipchitz siano andate in Francia, altre resteranno in America e alcune verranno a Prato». Ecco, Gori e Baranano si sono inseriti in quel punto preciso, hanno fatto leva su quella strategia e hanno ottenuto il risultato. Perché la collocazione al Museo Civico è stata giudicata idonea, perchè le garanzie c'erano tutte ma anche perché «alla fine - aggiunge Gori - è da tanto tempo che da parte degli eredi dell'artista c'è la volontà di lasciare qualcosa a Prato». Di importante: «Perché Lipchitz - conclude Gori - è davvero tra i grandi. E a Prato non può dare che ulteriore prestigio». C.O.

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