Finanza
La via del ferro? Bella e possibile
Alessandro Pattume
Bracci: «L'Etruscan Trail ha confermato la bontà del progetto»
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PRATO. Gianfranco Bracci ha la voce rotta di chi non riesce a credere a quanto gli è accaduto. «Inaspettamente», è questa la parola che spesso ritorna mentre racconta l'epilogo di Marzabotto, la città gemella di Gonfienti, dove domenica scorsa si è concluso il cammino dei ventuno partecipanti all'"Etruscan Trail". Un'escursione nata col preciso intento di far rinascere la via etrusca del ferro che una volta si dice collegasse Pisa a Comacchio e che aveva nella pratese Gonfienti e in Marzabotto due snodi commerciali di fondamentale importanza. Obbiettivo raggiunto. Dopo cinque giorni di cammino, i ventuno camminatori scendono infatti a Marzabotto per partecipare a "Kainua", la tradizionale festa etrusca. E ad attenderli trovano Filippo Maria Gambari, soprintendente ai beni archeologici dell'Emilia Romagna. Nemmeno la guida Gianfranco Bracci, che ha camminato per i sentieri antichi di mezzo mondo, poteva sperare tanto. «Ci è venuto incontro entusiasta e ringraziandoci per aver messo in piedi questa iniziativa - racconta Bracci - a dire il vero sono ancora scioccato, volevamo sensibilizzare l'opinione pubblica sul potenziale archeologico e turistico della via etrusca del ferro e ci siamo riusciti. E' incredibile». Ma l'incontro non si è fermato ai saluti. Gambari ha infatti aperto uno spiraglio di luce sul futuro dell'antica via del ferro. «L'apertura nei confronti della valorizzazione dell'antica via percorsa dall'Etruscan Trail è stata totale - conferma Gianfranco Bracci - ci ha annunciato che farà personalmente da tramite con la soprintendente toscana per trovare il più velocemente possibile un modo per studiare la strada etrusca tra Gonfienti e Marzabotto. Insomma - conclude - anche il soprintendente dell'Emilia Romagna ha dimostrato di credere al nostro progetto». Una via per Gonfienti. L'incontro con Gambari è stato così proficuo che già nei prossimi giorni dovrebbe tenersi l'incontro tra l'associazione "La via etrusca del ferro" e la soprintendente toscana Maria Rosaria Barbera. Bracci non sta nella pelle e dopo aver tenuto il diario di bordo della spedizione sul sito del Tirreno, continua a parlare di Etruschi. «Sarebbe una cosa bellissima assistere all'inizio degli studi sulla via del ferro - ammette - si tratta sicuramente della strada più antica d'Europa e riportarla anche solo in parte alla luce significherebbe molto per gli studi sui nostri progenitori». E una volta "riscoperta" la strada, la si potrebbe pure percorrere a ritroso, partendo dal museo di Marzabotto per arrivare magari alla sua città gemella di Gonfienti. Una venatura amara incrina il tono di Gianfranco Bracci. «Di fronte alle meraviglie etrusche di Marzabotto lo abbiamo pensato tutti e ventuno almeno per un momento - racconta Bracci - abbiamo pensato che a Prato, sotto un metro di fango, giace da sempre un'intera, straordinaria città etrusca». Una città etrusca che a quanto sembra è quanto di più imponente e ricco sia stato finora scoperto in tutta l'antica Etruria. Che nessuno ha avuto ancora modo d'esplorare. «Riscoprire l'antica via del ferro potrebbe allora significare anche, prima o poi, arrivare a Gonfienti - conferma Bracci - e soprattutto al giorno dell'inizio dei lavori ai suoi scavi. Significherebbe donare all'umanità un patrimonio incredibile, dal punto di vista archeologico, storico e artistico».
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