Sicurezza
La rete gratis si espandealtri 50 punti di accesso WiFi
Alessandro Pattume
Nuovo wifi promosso dalla Provincia di Prato: 50 nuovi punti d'accesso. Ma il progetto è destinato a crescere ancora e a coinvolgere i comuni limitrofi.
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Gli scalini di palazzo Vestri in piazza Duomo o la seduta che corre lungo il muro del giardino Buonamici. Sono questi i luoghi con cui Prato, grazie al servizio wifi gratuito promosso dalla Provincia, disegna il proprio futuro insieme alle nuove tecnologie.
Quelle che per esempio cambiano gli stili di vita di tre giovani pakistani che passano le serata davanti al netbook in piazza Duomo per parlare con qualcuno all'altro capo del mondo.
Oppure di quel ragazzo che seduto in piazza Buonamici, microfono all'orecchio e portatile in grembo, telefona e lavora per tutto il pomeriggio in mezzo alla gente che va e che viene. Nuove abitudini per nuovi servizi, di cui l'assessore all'innovazione della Provincia Alessio Beltrame fa il punto e traccia nuovi, ambiziosi scenari pratesi, toscani e pure nazionali.
Beltrame, gli utenti sono 2700, gli accessi giornalieri almeno 50 e la settimana scorsa sono stati inaugurati otto nuovi punti di accesso. Pratowifi procede a gonfie vele.
«E' vero, c'è entusiasmo e soprattutto un coinvolgimento a 360 gradi. Pratowifi d'altronde è nato tenendo conto di due necessità fondamentali per i tempi in cui viviamo: il diritto all'informazione, che ormai non può prescindere dall'accesso al web, e l'innovazione tecnologica, di cui si parla sempre in relazione alla competitività e di cui la Rete è ormai strumento integrante. Detto questo, Pratowifi non risolve certo i problemi d'accesso a internet dei pratesi, ma è un progetto stimolante, che mette in moto un meccanismo che nella seconda fase diventerà ancora più vasto e condiviso».
Per arrivare ai famosi 150 punti d'accesso gratuito.
«Esatto, dalla Valbisenzio al Montalbano. Oltre ai cinquanta hotspot dislocati in varie sedi della Provincia e di altri enti come per esempio la Questura, la Monash University, l'Aci, il Museo del tessuto o il museo di scienze planetarie, punti d'accesso già attivati o per cui stiamo trovando facilmente un accordo, altri cinquanta verranno trovati insieme alla Camera di Commercio. Un accordo importante, che prevede l'adesione a Pratowifi di cinquanta esercenti privati, intenzionati a contribuire alla rete. Il bar, il locale o il negozio pagherà l'adsl e la Provincia l'access point. In questo modo la diffusione sarà capillare e soprattutto eterogenea».
Gli altri cinquanta dove li troviamo?
«Sto pensando seriamente all'associazionismo. A quelle associazioni che hanno una propria sede, la aprono al pubblico e vogliono aumentare i servizi a disposizione. In questo modo avremmo un'unica grande rete federata sorretta da una grande tipologia di soggetti: pubblici, privati e legati all'associazionismo».
Di cui però non farebbe parte il Comune di Prato, che ha annunciato un progetto proprio.
«Diciamo che il Comune di Prato, rinunciando all'adesione a Pratowifi, ha rinunciato a una quindicina di punti d'accesso in cui la Provincia non può arrivare. Sto pensando, per esempio, alle sedi delle circoscrizioni, che in questo momento non sono coperte da alcun servizio del genere. Non voglio far polemica, ma non posso poi non rilevare come Pratowifi sia costato inizialmente solo 24mila euro mentre il progetto del Comune quasi il triplo. Comunque, se e quando il Comune metterà in piedi una propria rete wifi spero che questa si confederi con la nostra. Un'unica password in tutta la Provincia di Prato. Solo in questo modo il progetto potrà estendersi ancora e diventare qualcosa di più importante».
Una sola password per accedere al web in tutta la Provincia di Prato. E poi, cosa si devono aspettare gli utenti di Pratowifi?
«Devono considerare di essere parte integrante di un progetto ambizioso. Pratowifi ha adottato un protocollo già utilizzato con successo a Roma. Quindi un utente che da Roma viene a Prato, e viceversa, non ha bisogno di registrazioni per accedere in modo gratuito a internet. Oltre ad essere un gran servizio, è comodo. Detto questo, stiamo lavorando per coinvolgere quanti più Comuni possibile in tutta la Toscana per creare un'unica grande rete federata. L'obbiettivo è un'unica password per tutta la Regione per poi estenderla, chissà, anche al di là dei confini regionali».
Quelle che per esempio cambiano gli stili di vita di tre giovani pakistani che passano le serata davanti al netbook in piazza Duomo per parlare con qualcuno all'altro capo del mondo.
Oppure di quel ragazzo che seduto in piazza Buonamici, microfono all'orecchio e portatile in grembo, telefona e lavora per tutto il pomeriggio in mezzo alla gente che va e che viene. Nuove abitudini per nuovi servizi, di cui l'assessore all'innovazione della Provincia Alessio Beltrame fa il punto e traccia nuovi, ambiziosi scenari pratesi, toscani e pure nazionali.
Beltrame, gli utenti sono 2700, gli accessi giornalieri almeno 50 e la settimana scorsa sono stati inaugurati otto nuovi punti di accesso. Pratowifi procede a gonfie vele.
«E' vero, c'è entusiasmo e soprattutto un coinvolgimento a 360 gradi. Pratowifi d'altronde è nato tenendo conto di due necessità fondamentali per i tempi in cui viviamo: il diritto all'informazione, che ormai non può prescindere dall'accesso al web, e l'innovazione tecnologica, di cui si parla sempre in relazione alla competitività e di cui la Rete è ormai strumento integrante. Detto questo, Pratowifi non risolve certo i problemi d'accesso a internet dei pratesi, ma è un progetto stimolante, che mette in moto un meccanismo che nella seconda fase diventerà ancora più vasto e condiviso».
Per arrivare ai famosi 150 punti d'accesso gratuito.
«Esatto, dalla Valbisenzio al Montalbano. Oltre ai cinquanta hotspot dislocati in varie sedi della Provincia e di altri enti come per esempio la Questura, la Monash University, l'Aci, il Museo del tessuto o il museo di scienze planetarie, punti d'accesso già attivati o per cui stiamo trovando facilmente un accordo, altri cinquanta verranno trovati insieme alla Camera di Commercio. Un accordo importante, che prevede l'adesione a Pratowifi di cinquanta esercenti privati, intenzionati a contribuire alla rete. Il bar, il locale o il negozio pagherà l'adsl e la Provincia l'access point. In questo modo la diffusione sarà capillare e soprattutto eterogenea».
Gli altri cinquanta dove li troviamo?
«Sto pensando seriamente all'associazionismo. A quelle associazioni che hanno una propria sede, la aprono al pubblico e vogliono aumentare i servizi a disposizione. In questo modo avremmo un'unica grande rete federata sorretta da una grande tipologia di soggetti: pubblici, privati e legati all'associazionismo».
Di cui però non farebbe parte il Comune di Prato, che ha annunciato un progetto proprio.
«Diciamo che il Comune di Prato, rinunciando all'adesione a Pratowifi, ha rinunciato a una quindicina di punti d'accesso in cui la Provincia non può arrivare. Sto pensando, per esempio, alle sedi delle circoscrizioni, che in questo momento non sono coperte da alcun servizio del genere. Non voglio far polemica, ma non posso poi non rilevare come Pratowifi sia costato inizialmente solo 24mila euro mentre il progetto del Comune quasi il triplo. Comunque, se e quando il Comune metterà in piedi una propria rete wifi spero che questa si confederi con la nostra. Un'unica password in tutta la Provincia di Prato. Solo in questo modo il progetto potrà estendersi ancora e diventare qualcosa di più importante».
Una sola password per accedere al web in tutta la Provincia di Prato. E poi, cosa si devono aspettare gli utenti di Pratowifi?
«Devono considerare di essere parte integrante di un progetto ambizioso. Pratowifi ha adottato un protocollo già utilizzato con successo a Roma. Quindi un utente che da Roma viene a Prato, e viceversa, non ha bisogno di registrazioni per accedere in modo gratuito a internet. Oltre ad essere un gran servizio, è comodo. Detto questo, stiamo lavorando per coinvolgere quanti più Comuni possibile in tutta la Toscana per creare un'unica grande rete federata. L'obbiettivo è un'unica password per tutta la Regione per poi estenderla, chissà, anche al di là dei confini regionali».
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