Il merito va ai Gruppi di volontariato Vincenziano
Maestre in pensione danno lezioni gratuite agli immigrati che vogliono fare l'esame
2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Se quasi trecento stranieri parlano correttamente l'italiano e lo hanno dimostrato davanti a una commissione barrando le crocette di un quiz, forse è merito anche di chi li ha preparati ad hoc. Ex maestre e professoresse di Lettere che anziché adagiarsi sugli allori della pensione decidono di prodigarsi per il prossimo, spendere il loro tempo per piantare i semi dell'integrazione, insegnando l'abc della lingua di Dante agli immigrati. E senza farsi pagare un euro per il lavoro di puro volontariato. Nella galassia multiforme di corsi d'italiano che gli stranieri possono frequentare sul nostro territorio, degna di attenzione è sicuramente l'attività dei Gruppi di volontariato Vincenziano rivolta ad adulti di diversa nazionalità. Diciotto corsi distinti in diverse fasce orarie (mattina, pomeriggio e tarda serata) e secondo il livello di preparazione degli "studenti", per un totale di 454 stranieri che hanno seguito le lezioni nella sede di piazza Mercatale 149 da settembre 2010 a marzo 2011. E gli iscritti si moltiplicano anno dopo anno. «E pensare che avevamo iniziato cinque anni fa con sette persone: intorno alla nostra associazione ruota una trentina di insegnanti in pensione, in buona parte donne», fa sapere Lina Bellandi Bisori, presidente provinciale dei Gruppi di volontariato Vincenziano che fanno capo alla Società di San Vincenzo de' Paoli. Pakistani e georgiani guidano la classifica degli iscritti, seguiti da nigeriani e marocchini mentre durante tutto l'anno scolastico i cinesi sono stati solo una quarantina. E si torna a studiare per sapere tutto dell'italiano soprattutto fra i 26 e 40 anni (197 su 454 iscritti). «Uno dei problemi che riscontriamo è la mobilità degli stranieri adulti: molti iniziano a frequentare, poi abbandonano il corso per lavoro e poi ritornano. Le classi che formiamo - aggiunge Lina - sono miste in base alla conoscenza della lingua». Tutto è carico dell'associazione. E anche se le spese sono minime sono pur sempre spese: meno male che il locale dei corsi è stato concesso in comodato d'uso gratuito dalla Curia. «Ai costi dei libri di testi, 20 euro l'uno per ogni iscritto, pensiamo noi».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google