Il Tirreno

Prato

La Vallata rischia il black-out della tv

Alessandra Agrati
Marco Ciani
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Marco Ciani

A novembre i ripetitori verranno spenti e nessuno li sostituirà

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 VALBISENZIO. A novembre, con l'arrivo del digitale terreste, la Valbisenzio rischia il black out totale delle tre reti Rai. I ripetitori verranno spenti e la televisione di stato non è intenzionata a sostituirli, in quanto, ha già raggiunto la quota di copertura minima a livello nazionale mentre la realizzazione di nuovi ripetitori per il segnale digitale è estremamente costosa.  Attualmente in Val di Bisenzio ci sono cinque tralicci che sono stati costruiti negli anni Ottanta da un soggetto privato che poi li ha rivenduti ad una società di Milano controllata da Mediaset, gli abitanti, quindi, oltre a pagare il canone devo anche versare una quota a questi gestori.  «La situazione è molto complicata - spiega Emiliano Baldi della Comunità Montana della Val di Bisenzio - proprio per questo da circa un anno abbiamo iniziato un dialogo con la Regione Toscana per cercare di realizzare almeno un traliccio con i nuovi apparati, un antenna di proprietà pubblica. Un solo traliccio, ovviamente, non sarebbe sufficiente, ma sarebbe l'inizio per poter scongiurare l'oscuramento totale». «Passando dall' analogico al digitale - continua Baldi - probabilmente basterebbe un numero minore di ripetitori in quanto il segnale digitale ha una capacità di "rimbalzo" e quindi può anche aggirare piccoli ostacoli».  Ma i tempi si stanno accorciando sempre più e la televisione, per molte persone anziane che vivono in comuni isolati della Vallata, è una compagnai fondamentale.  «Abbiamo attivato - spiega il presidente della Comunità Montana Marco Ciani - il servizio di prossimità concepito per aiutare gli anziani, si potrebbero anche utilizzare i ragazzi che fanno il servizio civile per andare a sintonizzare i decoder o per dare un aiuto a questo persone».  Intanto però bisogna oltrepassare l'ostacolo del segnale, a volte difficoltoso anche per le televisioni analogiche.  «Con la legge Mammì - spiega Baldi - anche la Comunità montana, e i Comuni montani con una deroga speciale, sono concessionari delle frequenze, questo significa che ci è consetito solo di ripetere il segnale, ma non possediamo le strutture. Sarebbe come se avessimo il gas ma i tubi dove farlo passare sono di un altro soggetto che può decidere in qualsiasi momento di chiuderli».

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