La manifestazione
«Chiudo bottega per il caro affitti»
Barbara Antoni
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Paolo Pareti davanti al suo negozio in via Calderia a Lucca Finita l'avventura nel centro di Lucca di un commerciante pratese
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LUCCA. «Gli affitti dei fondi commerciali sono esorbitanti, le vendite insufficienti a creare introiti tali da realizzare un guadagno. Ci ho provato per ventuno mesi, ma adesso ho deciso: chiudo e torno disoccupato com'ero prima di venire a Lucca». Uno sfogo amaro quello di Paolo Pareti, 48 anni, residente a Prato e «menomale» single, menomale perché almeno ha solo sé da sfamare, dice stringendosi nelle spalle. È l'ideatore e il titolare del negozio di oggettistica e complementi di arredo "Artèma" in via Calderia, pochi metri da piazza San Michele, pieno centro storico, adesso in svendita totale per cessazione attività. Il negozio lo ha costruito con amore e passione, con tutte le migliori intenzioni di riuscire, con il lavoro, a sopperire a «un affitto iniziale di 2.500 euro poi ridotto per gentile concessione del nuovo proprietario del fondo a 1.900. Ma anche pagando questa cifra, non c'è stato respiro. Il problema è che a Lucca gli affitti commerciali sono esosi, tra i proprietari dei fondi c'è come una lobby: preferiscono tenere i fondi vuoti piuttosto che diminuire i canoni, non importa niente che adesso siamo in recessione. E dire che non chiedevo tanto, solo mettere insieme uno stipendio da operaio, tolte tutte le spese che per me sono tante anche perché sono un pendolare, vengo ogni giorno da Prato, e la mattina per me, arrivare a Lucca e aprire il negozio equivale subito a cento euro di spese». Pareti racconta che da quando aveva quattordici anni e fino a due anni fa ha lavorato a Prato, la sua città, in una azienda di filati. All'inizio come operaio, fino a diventare responsabile del reparto campionatura. Ma poi è successo che la sua azienda è stata fra le vittime della crisi del tessile e lui ha pensato bene di tentare l'avventura nel commercio. «Ho pensato di aprire un negozio a Lucca - racconta - perché mi è parsa una città con molte opportunità turistiche». Ventuno mesi fa è nato il suo negozio, che più tardi - soltanto pochi mesi fa - per ridurre le spese ne aveva ospitato uno dirimpettaio di biancheria di lusso per la casa, anche questo messo in ginocchio dalle spese di affitto. «Un modo intelligente per dividere i costi di affitto, le utenze - racconta Pareti -, ma anche in questo modo non ce l'abbiamo fatta. Da questa strada passano molti gruppi turistici, ma chissà perché le guide non li fanno mai fermare qui a fare acquisti. Li conducono sempre in altre zone. Il mio sospetto è che ci siano guide compiacenti con alcuni negozi. Invece i lucchesi vengono sempre meno a fare acquisti nel centro storico per via dei parcheggi lontani», continua il commerciante. «E comunque - aggiunge - mi dispiace molto chiudere. In questi mesi ho conquistato una clientela che mi segue e mi apprezza. Quando sono arrivato pensavo che il negozio potesse crescere, creare, perché no, un posto di lavoro. Se le cose fossero andate bene, avrei assunto volentieri una commessa, inizialmente magari per alcuni giorni a settimana. Se mi riuscirà, tornerò a fare l'operaio. Non si sopravvive a fare i commercianti titolari, bersagliati da leggi assurde, regolamenti restrittivi e l'incubo di multe anche se metti un vaso di fiori fuori dal negozio».
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