La manifestazione
Fondatori Marigolli, Gregori, Bressan, Valzania, Vezzosi e Schibotto. Uscita pubblica il 13
Un "pensatoio" a sinistra
Cri.Or.
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Una immagine della Chinatown Sotto l'ala della Cgil nasce il manifesto "Laboratorio per Prato"
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PRATO. «Non c'è alcun progetto, questo è il problema». Frase inaspettata, pronunciata in un'intervista al New York Time, nel settembre dell'anno scorso, da Xu Qiu Lin, meglio conosciuto come Giulin. Ed è proprio su questa constatazione: l'assenza di un programma politico, economico, sociale, per lo sviluppo futuro di Prato che nasce il nuovo "think tank", un "pensatoio a sinistra" - si chiamerà, ma resta un dubbio "Laboratorio per Prato" - che raccoglie le menti più brillanti (e meno utilizzate per la città) di Prato. Il tutto sotto "l'ala" della Cgil che diventa la promotrice di un "manifesto per Prato". Manuele Marigolli, segretario generale Cgil, il presidente dell'associazione "Per il lavoro e la democrazia" Giuseppe Gregori, storico e scrittore, l'economista Massimo Brassan, presidente Iris, l'architetto-urbanistica Roberto Vezzosi, il sociologo Andrea Valzania e l'ex docente Giampietro Schibotto, hanno passato ore nell'ufficio di Marigolli alla Camera del Lavoro, per discutere e affinare i temi del manifesto. Perchè la convinzione di fondo è che per Prato la ricreazione sia finita e che per uscire da questa fase di semplificazioni e banalizzazioni sia necessario «rimettersi a studiare per capire». Chiare le premesse: «Vogliamo partecipazione, di tutti: associazioni, istituzioni, partiti - dice Marigolli - ma soprattutto persone». Per questo Cgil e associazione spalancano le porte e sono pronte ad accogliere chiunque abbia un'idea su Prato e sia disponibile a discuterla. La prima uscita pubblica del Laboratorio sarà il 13 luglio «in una delle serate che la Cgil organizza nei mesi di giugno e luglio sulla terrazza - dice ancora Marigolli - per parlare di temi della città, che sarà dedicata all'analisi del manifesto». Otto pagine fitte che partono da quello che, secondo Gregori, non può essere che l'inizio. «Se una macchina si rompe - dice - per aggiustarla bisogna lavorare sul motore. Il motore dello sviluppo di Prato sono lavoro ed economia». «Ci siamo posti il problema - spiega Bressan, eletto nel cda del Pin - di come far transitare il sistema produttivo di Prato anche verso qualcosa d'altro. Ma i sistemi di produzione e l'innovazione qui sono estremamente carenti. Anche rispetto ad aree del nord che seppure più colpite dalla crisi, hanno reagito più velocemente e con più coesione». Scollamento, dunque. «La presenza del distretto futuro - scrivono nel manifesto - dipende dalla capacità di formare un nuovo capitale cognitivo in grado di rispondere ai nuovi percorsi che l'industria e l'economia andranno ad esplorare». Tenendo ben presente la "forza immigrazione", altro argomento forte del manifesto. Smettendo con la propaganda, continuando i blitz ma archiviando la «bufala - dice Vezzosi - del distretto parallelo». I cinesi si sono insediati dove prima stavano i pratesi - è la tesi - e hanno più o meno continuato una prassi che - secondo il gruppo - Prato dovrebbe ricordare: lavoro tanto e per una buona quota in nero. Dunque «impegno serio - scrivono - per analizzare e capire quale sia la reale portata dell'economia cinese nel sistema locale». Per la riqualificazione del Macrolotto alcune idee sono già nero su bianco: presenza di studenti, favorire residenza e commercio, giovani nuclei familiari, edilizia sociale; favorire l'inserimento di nuove attività economiche, legate alla ricerca, alla creatività, un progetto pilota: la "cittadella della tecnica". E' la variante Declassata, infine, che - per Vezzosi - diventa il paradigma «di quello che non si dovrebbe fare». «In funzione del polo espositivo - spiega - sono state create strade, parchi, residenze e terziario. Era la visione strategica di una città futura. Eliminando il polo che senso ha fare tutto il resto?» Per Vezzosi, inoltre, visto che la variante, approvata definitivamente in consiglio, ha subito modifiche pesanti «potrebbero esserci gli estremi per impugnare il procedimento: non c'è stata partecipazione e nessuno ha potuto fare osservazioni. A me, per esempio, sarebbe piaciuto».
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