Italia
Mafia, la Dda chiede il processo
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I rilievi in via Strozzi Ma c'è la grana intercettazioni: forse sono sbagliate
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PRATO. La Direzione distrettuale antimafia ha chiesto il rinvio a giudizio per i 23 cinesi accusati di aver fatto parte di un'associazione a delinquere di stampo mafioso, il gruppo a cui si attribuiscono numerosi episodi di usura ed estorsione oltre al duplice omicidio di via Strozzi. L'udienza preliminare davanti al gup di Firenze si terrà nei primi giorni di luglio, anche perché la custodia cautelare dei primi arrestati scade alla fine del mese. Prima di quella data, però, dovranno essere risolte alcune questioni. La più urgente riguarda uno dei due presunti capi della cosca, Wei Dejun, 36 anni, che non ha preso parte alle udienze preliminari dei giorni scorsi nelle quali hanno fatto dichiarazioni alcuni indagati che in parte collaborano. Wei, detto Anu, è malato e serve il consenso del suo difensore Gabriele Zanobini all'utilizzo degli atti. La questione potrebbe essere risolta se Anu chiedesse il rito abbreviato, cosa probabile visto che altrimenti rischia una condanna all'ergastolo. Un altro aspetto molto delicato riguarda le intercettazioni telefoniche. La prima traduzione ordinata dagli inquirenti sembra inchiodare alcuni indagati, tra cui Xie Gaohui, difeso da Giuseppe Bonfante e ritenuto uno degli esecutori materiali del duplice omicidio del 17 giugno 2010 (morirono Chen Minhui e Chen Hao Liang). «Ho ucciso un uomo e mi trattano come un cane» diceva al telefono Xie. Il difensore ha chiesto copia delle registrazioni, ma non gliele hanno date. Quando finalmente è riuscito ad averle, le ha fatte ascoltare a un traduttore ed è risultato che Xie ha detto: «Ho aiutato una persona e lui mi guarda come un cane». Cosa ben diversa, si capirà, dal confessare un omicidio. Sembra che anche l'interprete del sostituto procuratore Tommaso Coletta nel frattempo abbia avallato la seconda versione della traduzione. Anche gli altri avvocati difensori, tra cui Gabriele Terranova, Patrizio Fioravanti, Antonino Denaro e Manuele Ciappi, sono pronti a dare battaglia sull'argomento. In generale la tesi difensiva è che quella di Wei Dejun e Li Hong Geng non sia stata un'associazione di stampo mafioso, ma uno dei tanti gruppi che vivono di rapine, usura ed estorsioni. Lo dimostrerebbe il fatto che pur potento non hanno tentato di prendere il controllo di attività economiche legali. P.N.
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