Italia
Lingua cinese, strumento potentissimo Prato rifletta su questa opportunità
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Giovanni Gruni 2 MINUTI DI LETTURA
Qui Regno Unito. Giovanissime voci ripetono in coro suoni monosillabici mentre la maestra mostra dei cartelli con enormi ideogrammi stampati in grassetto. Non siamo a Pechino, ma in una delle ormai più di 400 scuole medie inglesi dove il cinese è divenuta lingua obbligatoria. Non solo, il Governo britannico ha concluso nel 2007 un accordo con il Governo cinese per importare insegnanti madrelingua che possano insegnare il mandarino in Inghilterra. Lo scopo principale dell'operazione è dotare le nuove generazioni di uno strumento potentissimo che le agevoli quando una volta adulti entreranno nel mercato del lavoro. Perché sì, il mandarino è ormai una lingua globale ed in imprese ed università chi, oltre ad una lingua europea, parla anche il cinese fa carriera più velocemente e si trova senza lavoro con più difficoltà. Per questo il cinese va insegnato presto, molto prima degli studi universitari. I bambini inglesi che stanno imparando il cinese in questo momento, quando saranno universitari, avranno accesso a quantità superiori di stimoli e opportunità proprio perché capaci di accedere a materiale scritto in mandarino. Questi ragazzi al momento della laurea saranno già capaci di operare nel mercato internazionale, pronti ad aggredire le opportunità offerte dalla globalizzazione. L'ondata di immigrazione cinese che Prato ha sperimentato negli ultimi anni offre una grande quantità di insegnanti di mandarino che, a differenza di quanto avviene in Regno Unito, non devono essere fatti venire dall'altro capo del mondo. Tale ricchezza potrebbe essere usata per formare una nuova generazione di pratesi capaci di leggere e parlare il mandarino, una risorsa inestimabile per loro stessi, ma anche per il distretto. Nel 2025 questi giovani entrerebbero nel mercato del lavoro con una marcia in più, una lingua difficile e preziosissima che pochi europei possono parlare ma che è fondamentale per una Prato e un'Italia che possano tornare competitivi. Gli amministratori locali ci pensino su. Giovanni Gruni (*) (*) dottorando in diritto internazionale dell'economia e diritti umani all'Università di Oxford (giovanni.gruni@lincoln.ox.ac.uk)
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