Sicurezza
Sproporzioni macroscopiche tra i volumi daffari dichiarati e i soldi spediti allesterno via money transfer
I confezionisti cinesi stavolta hanno esagerato
◗
La guardia di finanza in un pronto moda cinese A destra la villa di Huang in via della Fattoria a Tavola 3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. C'è evasione fiscale ed evasione fiscale. Quella di alcuni pronto moda e confezioni cinesi, stando alle carte dell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sul riciclaggio che martedì si è arricchita di altri 72 indagati, era francamente esagerata. Facciamo qualche esempio per capirci meglio. C'è la signora Hu Qiulian, 49 anni, titolare della Confezione Magica di piazza della Gualchierina, che nel 2008 dichiara un volume d'affari di 156.000 euro per un reddito imponibile di 19.474, e nello stesso anno spedisce in Cina via money transfer la bellezza di due milioni e 700mila euro. Di magico in quella confezione c'è solo la sparizione degli utili. C'è un'altra signora, Lin Chang Ju, 48 anni, titolare del pronto moda Joice di via Trentino Alto Adige, che dichiara volumi d'affari più alti, intorno ai 2 milioni, e redditi più che dignitosi, tra i 75.000 e i 150.000 euro, ma che nel 2008 è capace di spedire in Cina oltre due milioni a fronte di un giro d'affari inferiore, come se fosse tutto guadagno. Il recordman della sproporzione tra volume d'affari ed esportazione illecita dei capitali si chiama Yu Rubao, un nome che ricorda qualcosa, titolare delle Pelletterie Maurizio di Sesto Fiorentino, che nel 2008 è capace di dichiarare un volume d'affari di 3.000 euro e con l'altra mano ne spedisce oltre 600.000 in Cina. E' di fronte a casi come il suo, probabilmente, che i finanzieri del Comando regionale, gente che non arriva ai 2.000 euro al mese, si sono un po' accaniti. Notevole anche il caso di Guan Hezhong, titolare della Confezione Fabio di via Marengo 4 (a proposito, via Marengo è la strada dove si concentra il maggior numero di sequestri disposti dal gip): nel 2008 dichiara un volume d'affari di 32.000 euro e un reddito imponibile addirittura negativo (-14.459 euro) ma poi va al solito indirizzo di via Cavour 13 (dove ora c'è un'agenzia di viaggi) e spedisce 830.000 euro. C'è anche chi esagera nell'esagerazione e non si disturba nemmeno a presentare la dichiarazione dei redditi. E' il caso di di Wang Xuelun, titolare della Confezione Professional di via del Molinuzzo, che nel 2009 fa finta di niente, non presenta nulla e va direttamente in via Cavour, da dove spedisce poco più di mezzo milione. Non è il solo. Fa così anche Chen Yusheng, legale rappresentante della Fashion Vogue di via Calabria: non fattura nulla e manda via 390.000 euro. Condotta comune a Hu Jinhai della Blue Jewel 2 di via Marengo (355.000 euro), Wu Lili della Seven Moda di via Marengo (244.000 euro) e Ding Fenmei del pronto moda Venus, sempre in via Marengo (228.000 euro). L'elenco è lungo ma l'andazzo si è capito. Non va dimenticato che le indagini sull'agenzia Ou Hua di via Cavour riguardano solo una piccola parte del denaro spedito in Cina: 356 milioni di euro dall'ottobre 2006 al giugno 2010 su un totale di oltre 5 miliardi. Di questi 356 milioni, la Finanza ha rintracciato 163 mittenti per un totale di 116 milioni. La top ten delle società esportatrici di denaro, considerando anche la prima tranche delle indagini, è la seguente: Texhong srl 18 milioni dal 2007 al 2010, Grantex 10 milioni, Confezione Matteo quasi 10 milioni, Tex & Fashion srl 6.851.000, Paris Tex sas 4.849.000, Red Passion 4.194.000, Joice pronto moda 3.674.000, Janr srl 3.587.000, Fanny Tex 3.047.000, Passione Moda 2.927.000.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
