Il Tirreno

Prato

Due padrini per la cosca nascente

Paolo Nencioni
Il duplice omicidio del giugno 2010 in via Strozzi è addebitato al gruppo criminale
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Il duplice omicidio del giugno 2010 in via Strozzi è addebitato al gruppo criminale

Prestiti a usura e sequestri lampo per prendere il controllo di Chinatown

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 PRATO. Due "padrini", tre uomini di fiducia, due specializzati in usura e recupero crediti (tra cui una donna), e un piccolo esercito di 16 gregari pronti a intimidire la comunità cinese per favorire il clima di omertà. E' la fotografia del gruppo criminale accusato tra l'altro del duplice omicidio di via Strozzi (17 giugno 2010, morirono Chen Minhui e Chen Hao Liang, 43 anni in due), così come emerge dagli atti dell'indagine condotta dal sostituto procuratore Tommaso Coletta, della Direzione distrettuale antimafia, che lo scorso 11 maggio ha chiuso l'inchiesta e si appresta a chiedere i rinvii a giudizio. Sono tutti cinesi i 23 indagati per il 416 bis del Codice penale (associazione di stampo mafioso) e potrebbero diventare i primi mafiosi sino-pratesi "certificati" da una sentenza della magistratura. Finora infatti si è parlato molto di mafia cinese in città, ma l'accusa non ha mai superato il vaglio delle sentenze.  I CAPI. Wei Dejun, 36 anni, detto Anu, e Li Hong Geng, 26 anni, detto Agen, sono i principali candidati al ruolo di padrini. La Procura antimafia li considera promotori dell'associazione a delinquere smantellata da polizia e carabinieri tra luglio e ottobre dell'anno scorso, prima con l'arresto dei quattro presunti killer di via Strozzi, poi col resto della banda (quattro sono ancora latitanti).  LA SQUADRA. L'elite dell'organizzazione sarebbe composta da una triade di giovanissimi: Bin Qiqi, appena diciannovenne, Luo San, di un anno più giovane, e Huang Zhenqiang, 24 anni. Erano loro, secondo la Procura, a entrare in azione per rapine ed estorsioni. La gestione delle attività di usura e recupero crediti invece toccava a due trentacinquenni, Dong Deqiang e Qian Ruo Fen, l'unica donna del gruppo, una presenza insolita in un'organizzazione mafiosa. Gli altri davano una mano all'occorrenza. Si tratta di Chen Yong, 26 anni, Ding Dongdong, 22, Dong Xhe Zhang, 24, Gao Zhiming, 28, Guang Cansong (il più vecchio coi suoi 41 anni), Liao Qihang, 20, Lin Shao Ping, 24, Rao Dacheng, 28, Wu Xiaoming, 26 anni e 9 alias, Xie Gaohui, Zhang Fan, 21, e Zhang Meiqian, 29 anni. Come detto, del gruppo fanno parte anche quattro latitanti, di cui omettiamo i nomi.  UNA COSCA NASCENTE. Secondo il sostituto procuratore Coletta, il gruppo che si presentava come i gregari di Mo Gui (Satana) e Xiao Ma (piccolo cavallo) dicendo di far parte di una banda del Fujan emigrata da Napoli a Prato progettava (e in parte ci era riuscito) di assoggettare l'intera comunità cinese eliminando la concorrenza. L'omicidio di Chen Minhui e Chen Hao Liang in via Strozzi si spiega così, con la volontà di togliere di mezzo due delinquenti di piccolo calibro che davano fastidio. Ne sono accusati in sette, tra cui il capo Wei Dejun e tre dei latitanti.  USURA E SEQUESTRI LAMPO. La base del gruppo era in una bisca clandestina di via Puccini 18 e dagli atti dell'inchiesta sembra che l'attività principale fosse quella dei prestiti a usura. Si contano ben 20 episodi nei primi mesi dell'anno scorso e non si tratta di noccioline. Il gruppo è in grado di erogare prestiti di 100.000 euro sull'unghia. Poi però vuole essere pagato: 1% di interessi al giorno. Chi non paga rischia grosso. Le due sorelle di una debitrice vengono sequestrate dal 21 al 24 maggio 2010, a una minacciano di tagliare un dito. Un altro debitore viene sequestrato dal 16 al 19 marzo, un altro il 2 maggio. Nessuno denuncia, si preferisce pagare.  LE ESTORSIONI. Sono legate alle rapine e c'è un tariffario: in genere la "protezione" proposta costa 300 euro al mese. In un solo caso l'imposizione del pizzo viene denunciata, il 24 febbraio 2010. In quegli stessi giorni un negoziante che non ci sta viene chiuso in un bagagliaio e poi picchiato. Il 14 giugno, pochi giorni prima del duplice omicidio, è attribuito alla stessa banda l'accoltellamento di un giovane cinese davanti al Siddartha.  LO SPACCIO DI DROGA. Le chiamano "roba", pasticche rosse col simbolo della luna, "caramelle". Nell'avviso di chiusura indagini si sostiene che il gruppo spacciava nella bisca di via Puccini, a domicilio, ma anche nelle serate orientali alla discoteca Siddartha, che i cinesi chiamano "Didong".

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