Finanza
Una diga per il fiume di denaro
Paolo Nencioni
◗
Uno dei pronto moda per il quale il gip di Firenze ha autorizzato il sequestro preventivo Milioni esportati in Cina: scatta il sequestro per 70 aziende orientali
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Il fiume di denaro da Prato e Firenze verso la Cina continua a scorrere impetuoso. Per arginarlo serviva una diga ed è per questo che l'operazione con la quale ieri la Direzione distrettuale antimafia e la guardia di finanza hanno messo i sigilli a 70 aziende e 76 immobili, 183 vetture e 396 tra conti correnti bancari e postali (valore 25 milioni, destinato a salire) è stata chiamata "Cian Ba", diga sul fiume. E' il seguito di quella che il 16 giugno dell'anno scorso fu chiamata "Cian Liu", fiume di denaro. Un flusso di contanti che il giudice per le indagini preliminari Michele Barillaro definisce nel decreto di sequestro preventivo «rilevante e sconvolgente»: 5 miliardi e 132 milioni di euro, dall'ottobre 2006 al giugno 2010, attraverso i money transfer della catena Money2Money. Un anno fa il flusso era stato stimato in tre miliardi e mezzo, e sembrava già una cifra inverosimile. Le successive indagini della Dda hanno fatto lievitare il totale a questo importo che più avanti il gip definisce «immane», pari al Pil di un piccolo stato. La fase 2. I sequestri scattati ieri, con 72 nuovi indagati, tutti cinesi, per esportazione illegale di denaro, frode fiscale e appropriazione indebita, sono il frutto del lavoro certosino fatto dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria sui documenti raccolti l'anno scorso. In particolare del confronto tra l'Archivio unico informatico sequestrato nella sede della Money2Money e le immagini delle telecamere nascoste in un paio di money transfer (la libreria Ou Hua di via Cavour a Prato e il World Wide Travel Group di Sesto Fiorentino), oltre alle dichiarazioni dei due titolari, che secondo il generale Giuseppe Vicanolo «hanno confermato la ricostruzione fatta dalla Finanza». L'obbiettivo era dare un nome certo a mittenti e destinatari del denaro. I numeri. Sono 318 le imprese cinesi (149 a Firenze, 147 a Prato, 6 in altre province toscane, 16 in altre regioni) sospettate di aver trasferito in Cina 238 milioni di euro. Di queste, 70 sono quelle che hanno "esagerato" (44 a Firenze, 25 a Prato, una a Pisa) e per le quali è stato autorizzato il sequestro preventivo delle quote societarie se gli altri beni non basteranno a coprire il debito sul fisco, in totale 70 milioni. Il sistema. Le indagini hanno confermato che il meccanismo usato per spedire in Cina il denaro frutto di evasione si basava su micro-trasferimenti (inferiori alla soglia dei 2.000 euro) intestati a cinesi ignari o inesistenti. I soldi in genere finiscono sui conti degli esportatori di tessuti, che inviano merce in Italia dichiarando un valore inferiore al reale. La parte in nero viene pagata coi money transfer e a sua volta le vendite in nero in Italia servono a costituire la provvista per il successivo ordine. I "campioni" di questo sistema (che però non figurano nell'elenco delle aziende sequestrate ieri) sono i titolari della Texhong srl di Prato, che dal 2007 al 2010 hanno spedito illecitamente in Cina oltre 18 milioni di euro, e quelli della Grantex di Prato: oltre 10 milioni tra il 2009 e il 2010.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
