Il dolore
Dieci imprenditori pratesi tornano a Milano Unica che arriva a quota 46. Cresce anche Premiere Vision
La fiera "Prima" perde consensi
Ilenia Reali
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Si scelgono i tessuti in una fiera di settore Si sono registrati 23 espositori in meno rispetto all'anno scorso
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PRATO. Prima non piace più come prima. Alla quinta edizione della fiera di tessuti, organizzata alla Fortezza da Basso insieme a Pitti Filati, ci saranno meno espositori del passato. Ventitrè in meno rispetto al luglio 2010: gli imprenditori che hanno dato l'adesione sono infatti 35 contro i 58 dell'edizione numero tre, appuntamento in cui si presentavano le collezioni autunno-inverno. Tra le linee assenti quelle di Bellucci, di Binicocchi, di Franco Bini, di Franco Miliotti, tanto per citare alcuni dei nomi più noti del tessile pratese. Mancheranno anche lanifici come Alberto Bardazzi, Alma, Allegri, Warp&Weft. Una parte degli assenti lascia la Fortezza e torna a Milano Unica che segna un aumento degli espositori pratesi: 46 contro i 30 di febbraio 2011 e i 36 di settembre 2010. Anche il totale degli espositori alla kermesse lombarda registrano un segno più anche se lieve, tre in più rispetto all'anno precedente. E anche Premiere vision mette a segno un dato positivo 32 nuovi espositori di cui 6 dell'area pratese (in questo caso però si tratta di aziende assenti da Prima). Complessivamente la fiera francese ha 694 società iscritte e punta a raggiungere quota 700, un numero mai raggiunto nel periodo della crisi finanziaria. E anche a Monaco i numeri sembrano incoraggianti. La tendenza negativa di Prima, anche se si tratta di una precollezione e di una fiera più piccola, non segue la scìa degli altri eventi del tessile. «Per noi Prima - commenta Francesco Bellucci - è stato un fallimento. Non è né carne né pesce. Non vengono tutti gli italiani nè vengono stranieri a sufficienza. Questo ci porta comunque a dover andare personalmente in alcune zone a trovare i nostri clienti. Di fatto perdiamo una settimana. Le fiere locali sono, secondo noi, i luoghi dove incontri i clienti locali come a Monaco dove partecipano tutti i tedeschi o Reggio Emilia dove ci sono le aziende della zona. Milano è un tentativo: speriamo di incontrare lì tutti i clienti del Nord Italia. Per noi, va precisato, non è nè una scelta economica nè una contestazione: per la nostra azienda Prima non va. Punto e basta». Sulla stessa posizione alla Waf&Weft. «Lasciamo Prima e andiamo a Milano per una scelta aziendale», spiega Alessio Galardini del settore export. Per noi Prima è meno interessante: gli espositori sono troppo pochi, la data è troppo anticipata e gli stand, anche se non paghi gli alberghi, è troppo cara. E poi Milano è senza dubbio più interessante per il mercato italiano». Per Giuseppe Cocchi di Binicocchi Prima non è decollata. «E' una precollezione molto anticipata e in quel periodo noi preferiamo andare a trovare personalmente i clienti. E' una fiera prettamente italiana e il flusso che c'è a Pitti filati non è formato dagli stessi operatori che si occupano anche di tessuto. Noi non andremo neppure a Milano ma sarebbe una scelta da rivedere. Per ora ci prendiamo un attimo di pausa. Credo che Prima sia stato un tentativo per tenere in vita Pratotrade».
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