Il dolore
Il giudice mette alla prova lo stupratore
P.N.
Quattordicenne costretta ad abortire: processo sospeso
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PRATO. Ha commesso un reato gravissimo, ha rovinato la vita a una ragazzina di 14 anni, violentata e costretta ad abortire, ma il giudice ha deciso di dargli un'altra occasione: non finirà in carcere. Si è concluso così, con quello che nell'ordinamento della giustizia minorile viene definito una "messa alla prova", il processo a carico di un giovane da poco maggiorenne, residente in un comune della Valbisenzio, che era accusato di aver abusato della sorella quattordicenne di un amico. Una vicenda resa ancora più traumatica dal fatto che la ragazzina era rimasta incinta a causa del rapporto sessuale non voluto ed era poi stata costretta ad abortire. I fatti risalgono all'autunno del 2008, quando la ragazza aveva poco più di 14 anni e l'imputato 16. Fu lei, qualche tempo dopo, a confidarsi con le compagne di scuola, poi con gli insegnanti, infine con la madre. Un percorso difficilissimo per superare le sue resistenze a parlare di quello che le era successo. Raccontò di quel pomeriggio di fine novembre, col fratello che era al computer in una delle stanze della casa mentre l'amico di lui si aggirava nell'appartamento e la incrociò mentre lei usciva dalla doccia, in accappatoio. Disse di essere stata presa per un braccio, portata in un'altra stanza e stuprata, con una mano sulla bocca per non farle chiedere aiuto. Lì per lì non disse nulla, annichilita da quello che le era successo. Poi scoprì di essere incinta e la storia emerse in tutti i suoi particolari più crudi. Il sedicenne, ora maggiorenne, fu sottoposto agli esami del Dna e per accertare che non fosse sieropositivo. Lui ha sempre negato di aver abusato della quattordicenne e lunedì è comparso davanti al giudice del Tribunale dei minori per rispondere dell'accusa. Il giudice ha deciso di utilizzare lo strumento della "messa alla prova". Significa che il processo è sospeso, in casi come questo per un anno, e l'imputato viene affidato ai servizi sociali per capire se si è reso conto di quello che ha fatto ed è in grado di rimediare. Il giudice può impartire anche prescrizioni per riparare le conseguenze del reato. Non è dato sapere se l'abbia fatto in questo caso. La famiglia della ragazzina ha preferito non commentare la decisione.
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