Sicurezza
Due fascicoli dindagine aperti in Tribunale, incontro riservato tra il sindaco Cenni e Piero Tony
Swap, si muove la Procura
Paolo Nencioni
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Il Comune paga un surplus di due milioni allanno per gli swap Nominato un super consulente sul pasticcio dei derivati
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PRATO. Sarà uno specialista di strumenti finanziari a tentare di far luce sul pasticcio degli "swap", o derivati, che, grazie a un accordo capestro sottoscritto dall'allora giunta di centrosinistra nel giugno 2006, costano al Comune almeno un paio di milioni in più ogni anno rispetto ai tassi del mercato. In Procura ci sono un paio di fascicoli aperti sulla questione e in questi giorni è stato nominato un super-consulente che avrà il compito di mettere ordine nei numeri per accertare eventuali reati. A Palazzo di giustizia le notizie sulle indagini filtrano col contagocce, ma sembra che il consulente scelto sia lo stesso che ha già esaminato la questione per conto del Comune di Firenze, nell'inchiesta che si è conclusa con l'incriminazione di 18 tra dirigenti, agenti e consulenti finanziari di sei banche e società di intermediazione. A Prato i tempi si sono allungati, anche se la questione in teoria era più semplice. C'è un solo istituto di credito, la Dexia Crediop, sospettato di aver rifilato un "pacco" al Comune. Si tratta di un prestito in forma di derivato o swap (in gergo tecnico "collar") grazie al quale il Comune ha ricevuto 67 milioni e mezzo di euro per estinguere precedenti mutui con la Cassa depositi e prestiti. Doveva essere un sistema per evitare un salasso, nel caso in cui gli interessi fossero saliti a dismisura. Si è invece rivelato un cattivissimo affare, perché i tassi, sotto il peso della crisi mondiale, hanno cominciato a scendere vertiginosamente e si è "scoperto" (ma lo si sapeva fin dall'inizio) che il contratto prevedeva un tetto al ribasso (il "collar") in base al quale il tasso praticato da Dexia al Comune non può scendere sotto un certo limite. Detta in altre parole, è come prendere un mutuo a tasso variabile il cui tasso di interesse non scende quando scende quello di mercato. Nel caso specifico i conti sono presto fatti. Dal 30 giugno dell'anno scorso il comune paga sui 67 milioni di euro un tasso del 4,75 se l'Euribor a sei mesi è inferiore a 4,80. Il problema è che quell'indicatore, l'Euribor, è sprofondato. Venerdì veniva quotato 1.75, a marzo 1.30, lo scorso autunno poco più di un punto percentuale. Sommando uno "spread" di un altro punto, cioè la differenza che l'istituto pratica in molti mutui immobiliari, si arriva a un tasso compreso tra il 2% e il 3%, lontano anni luce da quello che il Comune è ora obbligato a pagare. In termini di maggior esborso, si tratta di un paio di milioni all'anno, con un'ulteriore beffa: nel caso in cui il Comune volesse rescindere il contratto dovrebbe pagare una penale di oltre 10 milioni di euro. Un bel pasticcio, insomma, di cui il sindaco Roberto Cenni ha voluto parlare un paio di settimane fa col procuratore capo Piero Tony. All'uscita dall'incontro, disse che si era parlato di ordinaria amministrazione, in realtà sul tavolo c'era la grana derivati. Una grana che la giunta di centrodestra ha ereditato. I contratti furono infatti negoziati prima dall'allora vicesindaco Antonello Giacomelli e poi rinegoziati nel 2006 dall'assessore al Bilancio Roberto Bencini. In Procura, come detto, ci sono un paio di fascicoli aperti sui derivati (uno su esposto dell'ex coordinatore di Forza Italia Giovanni Luchetti), ma non ci sarebbero ancora indagati. Ai primi di dicembre i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria hanno acquisito atti nell'ufficio del direttore generale e al Ced, e pare che non si trovino gli originali di certi contratti. I ruoli comunque sono già abbastanza chiari: il Comune dovrebbe essere parte lesa nel procedimento, mentre qualcuno alla Dexia Crediop potrebbe essere indagato in futuro, com'è già accaduto a Firenze. Alla Dexia si contesta tra l'altro di aver avuto due parti in commedia: prima come advisor del Comune (cioè il soggetto che doveva consigliare il prodotto migliore), poi come fornitore dello stesso prodotto.
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