Il Tirreno

Prato

Nel mirino i beni pratesi della Valore

L’architetto Giovanni Valentini
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L’architetto Giovanni Valentini

Gli inquirenti potrebbero disporre il sequestro. Interrogato Valentini

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 PRATO. Per il momento l'inchiesta-terremoto di Lucca sugli affari della Valore spa, ha evitato Prato. Ma non per molto ancora. E' la convinzione degli inquirenti lucchesi alle prese ormai da tre giorni con conti correnti da spulciare e beni immobili da catalogare. Il fatto è che l'inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari il patron della società, Giovanni Valentini, architetto, 60 anni, interrogato ieri dal gip, sta incontrando le prime difficoltà: di natura economica. Nel portafogli della società, sul fronte lucchese, c'è molto meno di quanto magistrati e investigatori si aspettavano di trovare.  La società, insomma, non avrebbe navigato in buone acque. Almeno negli ultimi periodi. E di quei 18 milioni e 300mila euro che i carabinieri devono sequestrare - ritenuti la cifra complessiva relativa al provento del reato - ne sarebbe stata trovata solo una parte.  Se così è, gli inquirenti dovranno cercare tra i beni che la Valore ha in altri luoghi. E il primo sarà Prato, sede della società e città nella quale la spa ha affari importanti in ponte. Tre gli interventi: il complesso di appartamenti in via Filzi, nove ettari e mezzo di terreni a Chiesanuova e l'area della storica Cementizia "Marchino" a La Macine. Probabilmente per questo, tra i soci pratesi della valore, la tensione continua ad essere alle stelle.  Intanto nel palazzo di Giustizia di Lucca si guarda alla prossima settimana come a una fase forse decisiva dell'inchiesta.  Per capire come e in quale direzione l'inchiesta proseguirà si aspettano le prime decisioni del giudice delle indagini preliminari sulle richieste di revoca o attenuazione delle misure restrittive presentate dai difensori degli indagati. Prima tra tutte quella dell'avvocato Giulia Padovani per il suo assistito, l'architetto Valentini, rappresentante del gruppo Valore, ritenuto dalla procura e dai carabinieri il corruttore, l'imprenditore che, per l'accusa, pur di ottenere i suoi scopi era disposto a distribuire tangenti sotto forma di parcelle e onorari gonfiati per pratiche di cui poteva occuparsi anche il suo studio professionale.  Ieri Valentini è stato sentito dal giudice delle indagini preliminari Simone Silvestri. Prima di lui era toccato all'assessore lucchese Marco Chiari («se scoprono che ho preso tangenti sto in galera a vita», ha detto con sicurezza), agli architetti Maurizio Tani e Luca Antonio Ruggi.  L'interrogatorio di Valentini è iniziato alle 13 ed è durato circa un'ora. Dichiarazioni spontanee su alcuni punti. «Il mio assistito ha fatto dichiarazioni chiarificatrici, chiederò la revoca o l'attenuazione della misura detentiva» le uniche parole pronunciate dall'avvocato Giulia Padovani.  Stamani il pm Fabio Origlio leggerà i verbali degli interrogatori e avrà 48 ore di tempo per esprimere il parere sulla richiesta di revoca o attenuazione di misura presentata da Valentini.

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