Il dolore
Lo sfruttatore era il marito
Paolo Nencioni
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Una scena di violenza sulle donne Abusa della moglie e la fa prostituire: vaianese condannato
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PRATO. Facevano la fila, fino alla scorsa estate, i clienti di una prostituta di Vaiano i cui annunci di sesso a pagamento apparivano regolarmente sui siti web specializzati nel genere. Ora si scopre che, almeno stando a una sentenza pronunciata ieri dal giudice dell'udienza preliminare, era il marito a sfruttare la prostituzione, oltre ad aver violentato la giovane moglie per anni. Una brutta storia che si è conclusa con la condanna dell'uomo, un vaianese di 56 anni difeso da Federico Febbo e Costanza Malerba, a tre anni e quattro mesi di reclusione, e che è stata rievocata ieri davanti al gup. L'imputato è stato arrestato nel settembre dell'anno scorso dagli uomini della sezione di pg della polizia, in seguito alla denuncia della moglie, che si era stufata di essere sfruttata e aveva trovato rifugio in una casa protetta dell'associazione La Nara. Lei ha 34 anni e ha conosciuto l'ormai ex marito quando era ancora giovanissima, nel 1998. Dal matrimonio è nato anche un figlio che ora ha otto anni, ma quasi subito, secondo il racconto della donna, l'unione è diventata qualcosa di molto diverso e peggiore. Il marito ha cominciato a imporre alla moglie rapporti sessuali che lei non voleva più avere. Successivamente le avrebbe imposto di prostituirsi in casa, anche quando era presente il bambino piccolo, mettendo annunci su un sito web a luci rosse. L'andazzo è andato avanti a lungo e in tanti pratesi hanno frequentato la casa della coppia pensando che si trattasse di "normale" prostituzione. Nel corso delle indagini preliminari ben 13 clienti sono stati sentiti dagli inquirenti. Molti di loro erano imbarazzati. Alcuni hanno detto di non aver notato la presenza del marito-sfruttatore e che spesso la donna era sola quando li riceveva. Questo non significa necessariamente che lei esercitasse l'attività di prostituta per una libera scelta personale, e in ogni caso la donna ha ribadito che una parte del guadagno (100 euro per ogni incontro) finiva anche al marito. Tra le accuse di cui ha dovuto rispondere l'imputato c'è anche quella di maltrattamenti in famiglia. L'uomo finì in carcere a settembre, e a dicembre ha ottenuto gli arresti domiciliari. Nel frattempo il figlio della coppia è stato affidato alla madre che vive ancora nella casa protetta della Nara. Sarà poi il Tribunale dei minori a valutare se la donna è in grado di crescere il bambino, tenuta in considerazione la vita che ha fatto finora. Il pubblico ministero Roberta Pieri aveva chiesto una condanna a cinque anni e quattro mesi, mentre il gup si è fermato a tre anni e quattro mesi.
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