Sicurezza
«In che mani ci stiamo mettendo?»
Paolo Nencioni
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A destra, Rossi e Raiola Di fianco la sede della BtpBtp: il presidente Rossi scrive al commissario e chiede garanzie su Raiola
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PRATO. «Quando Rossi mi chiamerà risponderò alle domande che mi vorrà fare e parleremo di garanzie. Ora però preferisco non fare polemiche, è una cosa poco simpatica». Dicono che Raffaele Raiola, presidente del gruppo Impresa, avesse un diavolo per capello ieri mattina, ma nel pomeriggio ha prevalso l'anima partenopea e l'umore si è addolcito. Oggetto del contendere è una lettera che Enrico Rossi, presidente della Regione, ha inviato in questi giorni al professor Bruno Inzitari, il commissario giudiziale che cura la procedura di concordato preventivo per la Baldassini Tognozzi Pontello. Rossi non ha digerito l'accordo per il passaggio della parte pubblica di Btp al gruppo Impresa di Raiola e da un paio di settimane si sta muovendo, quantomeno per capire il futuro dell'azienda e le eventuali ricadute dell'operazione per la Toscana. Nella lettera inviata a Inzitari, Rossi chiede in sostanza due cose: se l'azienda romana di Raiola ha i necessari mezzi finanziari per imbarcarsi nell'avventura; e cosa resterà in Toscana dopo il definitivo passaggio di consegne. Sorvola, il presidente, sui trascorsi giudiziari di Raiola, che finì in carcere alla metà degli anni Novanta per una storia di mazzette della prima Tangentopoli, ma è evidente che pensa anche a questo. «Voglio capire in quali mani ci stiamo mettendo - spiega Rossi - Mi sembrano domande legittime per chi amministra la Toscana. La Btp è la più grande azienda di costruzioni della Regione, dà lavoro a migliaia di persone tra dipendenti e indotto: è legittimo chiedere garanzie sulla solidità finanziaria del gruppo che nasce, vedere un piano industriale. E poi mi chiedo che cosa rimarrà in Toscana delle attività di Btp». Non è la prima volta che il presidente si mette di traverso all'accordo tra Btp e Impresa. Già alla vigilia dell'intesa rivelò che c'era un' altra offerta, quella del Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna, ma poi il colosso emiliano si è tirato indietro: l'offerta era arrivata troppo tardi. «La nostra è un'impresa internazionale - osserva Raffaele Raiola - Abbiamo mille dipendenti e mi accollo un bel po' di debiti Btp (250 milioni, ndr) in un momento in cui tutti si lamentano. Mi sarei aspettato una parola di incoraggiamento... Quanto alla Toscana, guardi, sono italiano e lavorare nella vostra regione mi fa piacere. Anzi, uno dei miei grandi sogni sarebbe fare come Russel Crowe nel film "Un'ottima annata" (compra fattoria e vigneto nel sud della Francia, ndr): acquistare un casolare in Toscana per passarci il fine settimana». Gli impiegati della sede Btp di Calenzano dovranno spostarsi a Roma, questo Raiola l'ha detto subito. «Ma cercherò di venire incontro alle loro esigenze - promette - Sono un lavoratore anch'io e coi miei dipendenti ci diamo del tu. Non si lavora bene se la gente non è contenta». Tra le perplessità non esplicitate sull'acquisto di Baldassini Tognozzi Pontello da parte del gruppo Impresa di Raiola c'è anche il fatto che la fusione sembrava già cosa fatta a settembre dell'anno scorso (ne scrissero anche i giornali), ma l'operazione non andò in porto. Quanto sarebbe costata allora e quanto è costata ora? E chi ci ha guadagnato? In Tribunale non ci sono commenti ufficiali sull'ultima iniziativa di Enrico Rossi. La lettera spedita a Inzitari però ha suscitato qualche perplessità che potremmo tradurre in questi termini: un imprenditore può essere più o meno "simpatico", ma in queste operazione quello che conta è l'impegno finanziario proposto. I dipendenti Btp hanno bisogno di portare a casa lo stipendio. Quale sarebbe l'alternativa? Domanda ancora in attesa di risposta.
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