Il Tirreno

Prato

Il valore delle case triplica in un giorno

La sede della Tredil a Pratocity in via Valentini
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La sede della Tredil a Pratocity in via Valentini

Un altro "palazzo magico" nell'inchiesta che coinvolge la Tredil

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 PRATO. C'è un altro "palazzo magico", oltre al magazzino di Montopoli Valdarno il cui valore è lievitato di venti volte nel giro di due anni, nell'inchiesta che ha coinvolto la Tredil di via Valentini su un vasto giro di evasione fiscale che martedì ha portato a 46 arresti, tra cui il presidente della Tredil, Carlo Rosano, e il consigliere delegato Pietro Cervasio.  La "magia" in questo caso è meno eclatante ma non meno sorprendente, perché si tratta di un immobile il cui valore triplica nel giro dello stesso giorno.  La storia è stata ricostruita dal Nucleo di polizia valutaria che ha condotto le indagini per conto della Procura di Roma e ha per oggetto alcuni immobili di proprietà delle società Dankofin srl e Valida Immobiliare srl, entrambe controllate dalla Tredil.  Il 13 febbraio 2003 le due società cedono immobili per un valore complessivo di 2.160.000 euro alla società Pietrasanta Commerciale. Nella stessa data la società apuana vende allo stesso prezzo alla Aprilia Build, ma non è finita. Prima di sera gli immobili trovano il definitivo proprietario, la Super Immobiliare srl, controllata dalla Conad del Tirreno. Con un piccolo particolare: il prezzo nel frattempo è triplicato, 5.180.000 euro più Iva.  Insomma, l'acquirente finale non ha certo fatto un buon affare, ma secondo gli inquirenti si è trattato solo di un sistema ben collaudato per ottenere «l'illecito depauperamento dei conti correnti delle varie società interessate», che poi sarebbero state sistemate nelle cosiddette "bare fiscali" ideate dai due principali imputati dell'inchiesta, Cesare Pambianchi e Carlo Mazzieri.  Lo stesso sistema che sarebbe servito a far lievitare all'inverosimile il valore dei terreni e del magazzino di Montopoli Valdarno (sono ancora coinvolte la Tredil e una serie di società interposte) per realizzare una plusvalenza di oltre 17 milioni di euro.  Nell'affare di Pietrasanta gli inquirenti calcolano che l'illecita plusvalenza sia stata di due milioni e mezzo di euro, poi suddivisa in parti di oltre mezzo milione a testa finite nelle tasche di Andrea Baldi, Orazio Ferrari, Pietro Cervasio e Carlo Rosano, tutti soci nella Roscer controllata dalla pratese Tredil. Un altro mezzo milione sarebbe andato alla Stube spa di Luigi Minischetti, presidente del Banco di Lucca.  La «provvigione illecita» degli ideatori del sistema (Mazzieri e Pambianchi) sarebbe stata invece di 675.000 euro.  Cifre da capogiro che stridono se messe a confronto con altre cifre, quelle delle dichiarazioni dei redditi dei principali indagati.  Carlo Rosano ha dichiarato la miseria di 11.000 euro nel 2008 e 51.000 nel 2009; Andrea Baldi 15.000 euro nel 2008 e solo 9.000 nel 2009; Pietro Cervasio 10.000 euro nel 2008 e 60.000 nel 2009; Orazio Ferrari è addirittura sotto il livello di sussistenza: 8.000 euro nel 2008, 2.000 nel 2009. Secondo il Nucleo di polizia valutaria sono dichiarazioni «assolutamente non in linea con quanto incassato». P.N. ALTRI SERVIZI A PAG. 5

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