Il Tirreno

Prato

Col nuovo ospedale si ridisegna il sistema

Va. Ce.
Riccardo Poli presidente della Società della salute
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Riccardo Poli presidente della Società della salute

Poli: «Una rete territoriale di strutture sociosanitarie e più aiuti dalle associazioni»

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 PRATO. Il futuro disegnato dalla Società della Salute segue linee guida precise, che siano le priorità dettate dalla Regione o quelle date dalle specifiche territoriali. «Dobbiamo costruire un territorio sociosanitario che risponda al nuovo ospedale - spiega Riccardo Poli, direttore della Società della Salute - e dobbiamo lavorare di più a livello territoriale per ovviare a problemi che vengono risolti impropriamente in ospedale. Spesso le dimissioni sono rese difficoltose da problemi familiari o economici, che non possono ricadere sulla struttura ospedaliera». La soluzione è creare una rete decentrata per le cure intermedie di valenza assistenziale, meno intensiva dell'ospedale, ma non equivalente alle residenze assistenziali sanitarie. «Le degenze non dovranno essere lunghe - continua Poli - e saranno privilegiati gli aspetti assistenziali e infermieristici. Dobbiamo potenziare l'assistenza domiciliare e tutto ciò che può favorire la degenza a domicilio come i centri diurni: sono solo 84, un numero fin troppo basso». Un altro fronte è quello del volontariato: «Per un ulteriore salto di qualità dobbiamo mettere a regime e organizzare la collaborazione col terzo settore, le associazioni di volontariato. Non mi riferisco solo alle associazioni storiche, ma anche a parrocchie, case del popolo e a tutte quelle che ci hanno dato una mano o vorranno farlo. Occorre un'organizzazione capillare che copra tutto il territorio provinciale, compresa la Valbisenzio. Stiamo inoltre mettendo a punto una mappatura dei disabili e delle risorse utilizzabili in questo campo per poter lavorare con percorsi definiti per ogni specificità. Non possiamo trattare nello stesso modo chi ha problemi di autismo e chi ne ha di tutt'altro tipo». Il decentramento rispetto all'ospedale permetterà la cura dei problemi là dove si formano: «Nel caso degli anziani - conclude Poli - non è saggio farli spostare dopo una vita vissuta in un certo ambiente. Vanno aiutati senza creare disagio».

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