Il Tirreno

Prato

I cinesi chiedono sicurezza a Milone

I cinesi chiedono sicurezza a Milone

Un progetto per la videosorveglianza al macrolotto di Iolo pagato dalla comunità

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PRATO. Questa volta, ribaltando clamorosamente le consuetudini, sono i cinesi a chiedere più sicurezza. E l'hanno chiesta formalmente - poco tempo fa e anche con una certa sollecitudine - a chi li ha storicamente contrastati: al Comune e nella persona dell'assessore alla Sicurezza Aldo Milone. E non c'è dubbio che è proprio una novità.

Una partnership sui generis, quella tra l'amministrazione comunale e l'associazione Amicizia dei cinesi di Prato (ad attivarsi Giulin, cinese storico di Prato, patron della Giupel e Gabriele Zhang della confezione Luma) che però ha dato frutti. Perchè Milone, nonostante qualche perplessità residua, ha dato l'ok. «Mi hanno presentato - spiega l'assessore - un progetto per garantire una maggiore sicurezza alle confezioni che si sono insediate nel Macrolotto di Iolo. E la mia risposta è stata positiva».

Tanto che, ieri mattina, l'idea è stata portata nella riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura che nulla ha avuto da obiettare. L'associazione cinese chiede l'installazione di almeno una decina di telecamere per la videosorveglianza collocate in alcune strade strategiche del Macrolotto. «E se il progetto verrà realizzato - continua Milone - le spese se le accollerà l'associazione».

Quindi nulla a carico del Comune. Il progetto di massima - che però dovrà essere rivisto, se andrà in porto, dalle forze dell'ordine, soprattutto sui punti nei quali mettere gli occhi elettronici - è già stato redatto da Consiag. Si tratterà di sborsare alcune centinaia di migliaia di euro, investimento che verrà suddiviso - questa sembra l'intenzione - per le centinaia di confezionisti del distretto del prontomoda. «Credo - continua l'assessore - che anche i cinesi si siano ormai resi conto della situazione di estremo rischio del Macrolotto uno, con rapine frequentissime, soprattutto a chi va ad acquistare in contanti, compiute da bande rivali.

La mia convinzione - aggiunge - è che solo una piccola parte dei reati che si commettono in quella zona vengano denunciati e che non si tratti solo di reati contro il patrimonio ma anche contro la persona». E così almeno una parte dei cinesi di Prato, corre ai ripari ed è disponibile a sborsare bei soldi per garantirsi sicurezza. Un progetto che dovrebbe far sorridere anche gli esponenti della Lega Nord che non più tardi di qualche mese fa, proprio per dare un freno ad assalti e scorribande, avevano chiesto telecamere e non solo: anche un sistema di sbarramento elettronico all'ingresso e all'uscita del Macrolotto cinese.

«E' stato necessario portare la questione al vaglio del Comitato per la sicurezza pubblica - aggiunge l'assessore - perchè le immagine confluiranno nel sistema di videosorveglianza dell'intera città con terminali collocati nelle sedi delle forze dell'ordine». Che in questo modo - senza dover garantire controlli notturni o presidi in un'area così vasta - potranno vedere dalle centrali operative cosa accade.

Le perplessità dell'assessore alla Sicurezza - che non esita ad affermare che «sì, la richiesta dell'associazioen cinese, può essere letta come il primo passo verso una disponibilità alla regolarizzazione anche se - aggiunge - al mio invito per una più veloce emersione del ciclo del lavoro, mi sono sentito rispondere che per quello ci vuole tempo» - stanno però sul chi effettivamente dovrà pagare. Il Comune certamente non intende tirare fuori un euro. E Consiag ha già detto che il committente della videosorveglianza dovrà essere il Comune. «Questo - conclude Milone - dovrà essere un aspetto da chiarire molto bene».

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