Il Tirreno

Prato

Infuocata assemblea. Villani (Fillea): «Non si poteva fare altro: quell’accordo andava firmato»

Dipendenti Btp contro i sindacati

Barbara Burzi
L’assemblea dei lavoratori Btp
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L’assemblea dei lavoratori Btp

Gli impiegati: «Non ci avete tutelato. Percorreremo le vie legali»

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 PRATO. Che ne sarà di noi? Se lo chiedono i lavoratori dei settori che temono di non confluire nella newco Btp infrastutture srl, costituita per effettuare il trasferimento del ramo d'azienda pubblico della Baldassini Tognozzi Pontello. L'assemblea sindacale indetta per ieri pomeriggio è servita proprio a fare chiarezza sulle sorte dei dipendenti del ramo privato e della sede dell'azienda che fu di Riccardo Fusi. Al momento non ci sarebbe nessuna proposta di acquisizione formalizzata, ma ci sarebbe sarebbe l'opportunità di affittare il ramo di azienda privata insieme a 20-30 dipendenti alla Cpf con cui sono ancora aperte le trattative. In seguito all'accordo che è stato siglato il 7 giugno dal commissario giudiziale Bruno Inzitari e dall'imprenditore Raffaele Raiola, i cantieri del settore pubblico - e solo quelli - sono stati venduti alla società laziale Impresa. L'accordo prevede la cessione di numerosi cantieri compresi 561 dipendenti che vi lavorano e di 38 impiegati (tra cui 8 dirigenti) della sede di Calenzano ai quali sarà chiesto la disponibilità a trasferirsi a Roma. Il personale che non confluirà nella newco affronterà una procedura di concordato che sarà presentata a giorni. I sindacati, hanno spiegato ai lavoratori riuniti in assemblea, che «nel momento in cui il Tribunale recepirà la domanda di concordato dal commissario - ha detto Flavia Villani, segretaria Fillea Cgil di Firenze - contestualmente partirà, per i dipendenti dell'azienda in fase concorsuale, una procedura di Cigs di 12 mesi prolungabili fino a 18». Alla scadenza, come spiegato dagli stessi sindacati, i lavoratori saranno posti in trattamento di disoccupazione speciale per un periodo di altri 18 mesi elevabili fino a 27. Accolta anche la richiesta di avvio alla mobilità volontaria: lo strumento, consentirà ai lavoratori di licenziarsi e passare a questo ammortizzatore nel caso in cui, nel frattempo, trovassero un altro lavoro. Intanto gli impiegati della sede di Calenzano si sono mobilitati percorrendo le vie legali. «Perché di fronte a una accordo che ci ha messi di fronte al fatto compiuto le organizzazioni sindacali non hanno avuto niente da eccepire?», chiede ad alta voce Chiara Barresi, rsu degli impiegati. Ci siamo consultati con un avvocato, il quale ci ha detto che si è trattata di una condotta antisindacale in quanto non sono stati rispettati i tempi dell'accordo. Il giorno dopo l'incontro con il commissario Inzitari è arrivata la sigla dell'accordo senza lasciarci il tempo di capire quello che stava succedendo». I sindacati hanno esposto le loro ragioni: «L'accordo non si poteva non firmare - ha spiegato Villani della Cgil - siamo stati costretti poiché il giorno dopo scadevano le certificazioni per lavorare nei cantieri (la Soa).Era l'unico modo per salvare il posto ai 560 lavoratori dei cantieri pubblici oltre ai 38 impeigati di sede, anche se non sappiamo ancora con quali criteri saranno selezionati». «Non deve passare il messaggio che grazie all'accordo sono state salvate 500 persone - ha replicato con forza Barresi - la verità è che nessuno si è salvato perché anche loro quando il cantiere chiuderà saranno licenziati».

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