Il Tirreno

Prato

Basta con la cassa integrazione

Ilenia Reali
Le stoffe dei lanifici pratesi a una fiera di settore
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Le stoffe dei lanifici pratesi a una fiera di settore

Maselli: «E se vi tagliate la quattordicesima non licenzio»

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 PRATO. L'economia riprende a girare ma non tutti potranno partecipare alla festa. Le imprese tornano a fare utili e quei lavoratori "parcheggiati" in cassa integrazione cominciano a essere un fardello con cui non si vuol proseguire il viaggio. Gli imprenditori cominciano a voler tagliare i rami secchi. Senza aspettare un minuto in più.  E se a pagare il prezzo più alto, con gli ammortizzatori sociali, sono le istituzioni fa lo stesso. Si chiama libertà d'impresa. Dopo il caso Elafil, poi rientrato, viene fuori un nuovo caso eccellente. L'imprenditore della Emmetex, l'ex presidente dell'Unione industriale Mario Maselli, non si nasconde dietro un dito. «Voglio chiudere la ristrutturazione dell'azienda cominciata oltre due anni fa - dice - e per farlo devo chiudere con la cassa integrazione. Non posso più andare avanti con proroghe e contro-proroghe. Fare questa scelta è un mio diritto, come imprenditore». Il caso riguarda 5 dipendenti, quelli rimasti dei 18 che furono considerati esuberi: 11 nel frattempo sono usciti dall'azienda per pensionamento o perché hanno trovato un altro lavoro, due invece li ha tolti lo stesso Maselli dagli esuberi. I cinque lavoratori rimasti rischiano di non vedersi rinnovata la cassa in deroga almeno che «i colleghi - conferma Maselli - non rinuncino alla quattordicesima limitandosi a riscuotere un premio ferie in cambio del riassorbimento di coloro che rischiano il posto». Un'operazione che ai dipendenti non è piaciuta e che, invece, per Maselli significa «rinunciare a un privilegio - di cui hanno goduto rispetto ai colleghi della maggior parte delle altre aziende - per far tornare i conti». Una posizione che ha mandato su tutte le furie il sindacato. «Con l'apertura della cassa integrazione per 18 - spiega la sindacalista della Filctem Cgil Tina Oldani - si è riusciti a far uscire un numero di dipendenti elevato, undici, senza traumi. E un'ulteriore proroga consentirebbe di provare a fare altrettanto per quelli rimasti. La posizione di Maselli non è condivisibile: credo che se gli ammortizzatori sociali, se disponibili anche per un minuto in più, vadano concessi. Non è accettabile che un imprenditore non consenta allo Stato di farsi carico dei più deboli, di coloro che rischiano il posto». E aggiunge Oldani: «Trovo inoltre che la proposta fatta agli altri di togliersi la quattordicesima sia una proposta irricevibile: una scorrettezza sindacale e un ricatto verso i dipendenti. Tanto più che Maselli pare abbia il bilancio in utile e in fase di miglioramento». Uno scontro tra l'imprenditore e il sindacato che non può essere sottovalutato e ridotto a una lite tra controparti: se infatti da una parte c'è il diritto, legittimo, di un imprenditore di scegliere per la sua azienda, c'è anche una responsabilità sociale (la stessa riconosciuta all'azienda quando le si evita il fallimento concedendole i concordati) che va tenuta in considerazione. Soprattutto quando le cose sono in fase di miglioramento. Senza contare che se a Prato, oggi, le aziende decidessero di non rinnovare in blocco le casse integrazioni i lavoratori licenziati sarebbero migliaia. Un problema per tutto il distretto.

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