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REFERENDUM: LETTERE E INTERVENTI

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I CONSIGLIERI PD Tutti alle urne per votare Sì  Anche noi vogliamo fare la nostra parte e impegnarci affinché si realizzi prima di tutto la più ampia partecipazione popolare e poi perché vincano i Sì nella consultazione referendaria per cancellare il piano nucleare del governo, perché c'è bisogno di una politica energetica nuova ed efficiente, rinnovabile e che ci faccia risparmiare, la privatizzazione forzata dell'acqua perché l'acqua è una risorsa pubblica che va governata con una programmazione pubblica, con regole di controllo pubblico, con sistemi di tariffe che aiutino le fasce sociali più deboli e che evitino lo spreco dell'acqua. E perché la legge sia uguale per tutti, perché la legge del governo è ad personam dato che si pretende di avere regole diverse da quelle che riguardano tutti i cittadini, diciamo sì perché la legge è uguale per tutti.  Come rappresentanti eletti del Pd ci impegneremo per invitare fino all'ultimo ad andare a votare in modo da raggiungere il quorum.  Massimo Carlesi, Emiliano Citarella, Matteo Biffoni, Luca Roti, Cristina Sanzò, Giulia Anichini, Nicola Oliva, Simone Barni, Tatiana Bettarini, Monia Faltoni, Maria Grazia Ciambellotti, Fabio Rossi, Enrico Giardi, Emanuele Pacini, Gianni Bianchi, Roberto Marchi, Ilaria Santi, Maria Genise, Lia Vanni, Simone Gelsumini, Maurizio Calussi, Gilda Fronzoni, Andrea Colzi, Simone Mangani, Roberto Mennini, Luca Vannucci VOTO O NON VOTO La coscienza civile impone di partecipare  Facciamo il caso di un ragazzo o ragazza che si sia affacciato timidamente in San Niccolò e ne sia uscito con la sua tessera elettorale, pronto per depositare le sue prime schede nell'urna. Cosa gli diciamo? Di stare a casa? Che non è una cosa seria? Gli spieghiamo che pur di non vedere sconfitta la nostra idea ci facciamo forza su quelli che il seggio elettorale non si ricordano nemmeno dove sia? Che non votano "perché tanto sono tutti ladri"? E la prossima magari volta gli diciamo di votare perché ne va delle sorti del Paese e pensiamo di venire creduti, di accrescere quella stima che crediamo di meritare perché adulti o addirittura genitori? L'Italia attraverso i referendum ha costruito le proprie fondamenta istituzionali (monarchia-repubblica) e compiuto scelte di civiltà sul piano dei diritti civili (divorzio-aborto). Certamente l'abuso di questo strumento ha invece contribuito ad offuscarne la fama. Ma lo scherno, il dileggio, l'invito a trascorrere domeniche più amene proposto da chi al Governo ed in Parlamento ha rappresentanza e responsabilità istituzionale non è più "civilmente" accettabile.  Tecnicamente l'obbligo del quorum alletta chi sostiene il "no" a scegliere la comoda scorciatoia dell'astensione. Francamente mi ricorda l'Italia dei furbetti, degli espedienti, delle raccomandazioni e via di questo passo. Tutto regolare naturalmente, la forma è rispettata: a farne le spese è la coscienza civile del paese ed anche il rispetto che tutti dovremmo nei confronti di coloro che con la Costituente pensavano invece alla dignità della nazione e dei suoi cittadini. Giuseppe Maroso presidente del Consiglio provinciale ACQUA Società di gestione a maggioranza pubblica  Scusate se mi rivolgo alla città per questo argomento, ma mi sembra giusto spiegare bene di cosa si tratta visto che sento dire da più parti cose molte confuse.  Questo decreto va in una direzione assolutamente da condividere. Le società di gestione rimangono a maggioranza pubblica. Il problema è nato perchè le nostre reti di distribuzione stanno perdendo dal 30% al 40% della loro capacità di distribuzione, questo serve anche alla camorra e alla mafia per condizionare intere città.  Le società di cui parliamo sono dei carrozzoni rifugio per sindaci trombati, amministratori incapaci ecc.  Quale può essere la soluzione? Quelle indicate dal mercato: si chiamano società private che intervengono nel capitale senza poter avere mai nessuna maggioranza, certo queste società devono guadagnare allora come funziona? Intervengono sulle ristrutturazioni delle reti di distribuzione con i loro capitali questo farà si che sarà ottenuto un enorme risparmio per cui sicuramente il cittadino non spenderà nemmeno 1 euro in più di quello che spende ora.  Fra l'altro l'onorevole Di Pietro ha introdotto all'interno del decreto il tetto massimo di utile che le società private possono ottenere dai loro investimenti, il 7% e questo taglia la testa al toro. Le società private otterranno utili ed i carrozzoni in una logica europea ridiventeranno competitivi. Chiedo ai nostri cittadini che abbandonino ogni logica ideologica e decidano con la loro testa e pensino al futuro dei loro figli. Io vado a votare andate anche voi in massa Valdemaro Beccaglia imprenditore INVESTIMENTI Il reale apporto dei capitali privati  In questi giorni che precedono i referendum siamo letteralmente bombardati da un'enorme quantità di informazioni, non tutte, purtroppo, sufficientemente corrette.  Spesso, ad esempio, si afferma che il coinvolgimento dei privati nella gestione dei servizi pubblici è un fatto positivo, perché consente di reperire maggiori finanziamenti a un costo minore, rispetto al settore pubblico. Eppure in proposito, un economista americano esperto di questi temi, Oliver Hart, qualche anno fa scriveva: «è difficile immaginare un soggetto che possa offrire maggiori garanzie di solvibilità degli enti pubblici».  Chi ha ragione? La presenza dei privati è così determinante per convincere la finanza a investire nelle infrastrutture idriche? Oppure è il pubblico ad avere maggior merito creditizio?  Il settore dei servizi idrici presenta delle caratteristiche particolari per quanto riguarda il fabbisogno di capitali.  Il rapporto fra il valore delle infrastrutture e il volume del fatturato è straordinariamente elevato. A questo si aggiunge che la vita utile di queste infrastrutture è molto lunga, dai 20 ai 50 anni.  In altre parole, chi lavora in questo settore deve realizzare ogni anno un elevato ammontare di investimenti e rientra in possesso della somma investita in un periodo di tempo molto diluito negli anni.  L'elevata esposizione dei gestori è però compensata dal basso livello di rischio dell'investimento. Si tratta di una gestione in monopolio, protetta dalla concorrenza, che la regolazione tariffaria svolta dalla pubblica amministrazione pone anche al riparo dalle fluttuazioni della domanda.  Veniamo al finanziamento: come si procurano i capitali da investire i gestori dei servizi idrici? Lo strumento più utilizzato, in Italia e nel mondo, è il project financing.  I privati che sono entrati attraverso le società miste nella gestione dei servizi idrici hanno sì apportato dei capitali, ma non sono questi capitali, né quelli apportati dai soci pubblici, che hanno consentito di finanziare il grosso degli investimenti. La maggior parte di questi è stata finanziata attraverso il project financing. Luciano Baggiani presidente dell'Anea (Associazione nazionale Autorità e Enti di ambito)

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