La manifestazione
Chiusa l'inchiesta sulla mafia cinese
Paolo Nencioni
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Una delle due vittime di via Strozzi il 17 giugno dellanno scorso Sono 23 gli indagati, un pentito racconta: in otto per il duplice omicidio
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PRATO. Era nata come un'indagine su un duplice omicidio. Si è trasformata in un'inchiesta che forse metterà a nudo i meccanismi della mafia cinese, un'entità di cui spesso si parla ma che raramente finisce nero su bianco in atti processuali. In questi giorni la Direzione distrettuale antimafia ha chiuso l'inchiesta sul duplice omicidio di via Strozzi. E così si scopre che il gruppo sospettato di aver ucciso Chen Minhui e Chen Hao Liang, di 21 e 22 anni, il 17 giugno dell'anno scorso, è composto non più di cinque ma di otto persone, tra cui un mandante, due esecutori materiali e altri cinque cinesi presenti sul posto. Ma il brutale omicidio è solo uno dei tanti episodi ricostruiti nell'inchiesta del sostituto procuratore Tommaso Coletta. Basti pensare che gli indagati sono in totale 23 e i capi d'imputazione 71, ognuno dei quali, o quasi, corrispondente a un fatto criminale attribuito alla banda, meglio sarebbe dire alle bande che si contendevano il controllo del territorio. A quasi tutti i 23 indagati si contesta di aver fatto parte di un'associazione a delinquere di stampo mafioso, finalizzata al compimento di una serie di reati tra cui spiccano l'usura, le estorsioni, le rapine, sempre ai danni di connazionali. E' lo schema classico, aggravato dall'intimidazione e dal controllo del territorio. C'è anche una sorta di pentito nell'inchiesta. Uno dei componenti del commando che il pomeriggio del 17 giugno andò ad ammazzare i due giovani cinesi sta parlando. Racconta come nacque la spedizione punitiva, ma dice che in realtà lui e gli altri non volevano uccidere i connazionali. A sentire lui, la situazione sarebbe degenerata sul posto. Sono affermazioni che sono già al vaglio del giudice per le indagini preliminari, che lo ha ascoltato la scorsa settimana e lo farà anche la prossima. I primi quattro arresti dell'inchiesta risalgono alla fine di luglio dell'anno scorso, quando la squadra mobile eseguì le ordinanze di custodia. Poi fu arrestato il presunto autista del gruppo e lo scorso mese di dicembre sono scattate altre 19 ordinanze di custodia. E' da quel momento che si è cominciato a parlare di associazione a delinquere di stampo mafioso. Nel frattempo gli episodi censiti dagli inquirenti, sulla base dei riscontri e delle dichiarazioni raccolte, si sono moltiplicati e raccontano uno spaccato preciso e attuale del lato criminale della comunità cinese. Sarà un'inchiesta che, quando approderà in aula, chiarirà un po' di cose e meccanismi. Il contesto comunque è immaginabile: bande in competizione per "mungere" la comunità, una comunità che dovrebbe trovare la forza di ribellarsi a questo andazzo.
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