Il Tirreno

Prato

Botte da orbi tra colleghi

Paolo Nencioni
Botte da orbi tra colleghi

Operaio del Gruppo Colle accusato di tentato omicidio

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PRATO. Da una lite apparentemente banale, come ne possono accadere ogni giorno su un luogo di lavoro, è nata un'accusa pesante come un macigno: tentato omicidio. Ne dovrà rispondere il prossimo 30 giugno un operaio della Tintoria del Gruppo Colle di Carmignanello (Cantagallo), cui la Procura contesta di aver aggredito e provocato gravissime lesioni a un collega di lavoro. Marco Magnolfi, difeso da Alberto Rocca, comparirà davanti al giudice dell'udienza preliminare Angela Fantechi per esporre le sue ragioni. All'altro capo del tavolo ritroverà, assistito da Massimiliano Tesi, Simone Palloni, l'ex collega che ha passato mesi in ospedale dopo l'aggressione in fabbrica.  I fatti risalgono al 24 febbraio del 2009 e non se ne trova nemmeno traccia nelle cronache. In realtà accadde qualcosa di molto grave nell'azienda di Riccardo Matteini, vice presidente dell'Unione industriale.  Secondo quanto poi ricostruito dai carabinieri e in parte ammesso dall'imputato, Magnolfi e Palloni ebbero un violento litigio, il primo dice per futili motivi, l'altro per questioni legate al rendimento sul luogo di lavoro. Sta di fatto che al culmine del litigio, Magnolfi avrebbe impugnato uno spazzolone industriale, di quelli in legno con le estremità protette dalla gomma, e lo avrebbe scagliato contro Palloni, colpendolo alla testa. Sembra che la parte che colpì Palloni fosse purtroppo sprovvista della protezione. Sta di fatto che l'operaio si accasciò al suolo privo di sensi e rischiò seriamente di lasciarci la pelle.  Quando fu di nuovo in grado di parlare, in ospedale, riuscì solo a dire chi era stato, e così i carabinieri contestarono al collega Magnolfi l'accusa di tentato omicidio, poi fatta propria dal sostituto procuratore Eligio Paolini.  Ma non è detto che finisca così. Il tentato omicidio potrebbe essere derubricato in lesioni gravissime, è già accaduto più volte, soprattutto se emergerà, come sostiene Magnolfi, che l'intento non era quello di uccidere.  Una storia triste, da qualunque parte la si guardi. Resa ancora più singolare da un fatto: Simone Palloni è stato in malattia per oltre un anno in seguito alle lesioni riportate e al termine del periodo è stato licenziato, non era più in grado di lavorare in fabbrica, è ancora affetto da disfasia (cioè non riesce a parlare correttamente); il suo collega Magnolfi, invece, è ancora un operaio del Gruppo Colle, la proprietà non ha ritenuto di dover prendere drastici provvedimenti. Paradossalmente è una fortuna anche per la vittima dell'aggressione, che aspetta un risarcimento, difficile da ottenere se l'altro non portasse a casa uno stipendio.

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